non lo sa il tonno

Sono otto ore che non rientro se non per brevi istanti, fare la pipì, cambiarmi la biancheria ma sempre con l’orecchio teso verso la strada. Ormai gli ausiliari della sosta sono più numerosi e attivi delle zanzare nelle sere d’estate!
Lo Squalo costeggia il marciapiede da dieci minuti, indefesso, lentamente: senza dare gas, in seconda. Le quattro frecce lampeggiano battendo il ritmo di una immaginaria musica horror. Lo Squalo è la vecchia macchina francese con il muso appiattito e i fari lunghi e sottili. Il bocchettone del radiatore è la bocca: una fessura larga come tutto il muso e affilata come un dente di squalo. Ha i vetri scuri e la carrozzeria metallizzata.
Tutte le sere Lo tengo d’occhio ma non è il solo a perlustrare la via.
Altri stanno in agguato: ciascuno con la sua tecnica, che corrisponde al modello, che, evidentemente corrisponde al proprietario.
C’è la Sardina, una utilitaria bianca, che prova ovunque compulsivamente a parcheggiare anche laddove non ci starebbe nemmeno un’ameba: arriva sparata per paura di perdere il posto, manovra, cozza, ripete, ricozza,rinuncia e riparte a tutto gas per paura di perdere il prossimo. Va avanti e indietro per la strada frenetica, sgommando e frenando, zigzagando da un marciapiede all’altro.
C’è la Murena, una fuoristrada nera con i paraurti cromati che invece sta rintanata sul passo carraio del 17 con le luci spente. Dall’alto delle quattro enormi ruote motrici aspetta la preda con lo sguardi repentini: individua i pedoni con le chiavi in mano prima di chiunque altro. Parte silenziosa, a luci spente, pedina il pedone e ne preda il posto, il parcheggio, prima di tutti.
Altra tecnica quella del Tonno che, sempre in flemme movimento, compie lunghissimi giri per interi isolati. Il furgone bianco sporco passa a cicli regolari, perlustrando il suo vasto territorio. È un diesel. Se per caso rallenta, subito la Sardina accorre speranzosa.
Di rado assisto alla tecnica di una 124, Paguro è il vecchietto del civico 3 che parcheggia la sua 124 targata AV 090 EN, sempre e solamente proprio di fronte a casa sua, tra l’albero e il divieto di sosta. Se gli occupano il posto lui parcheggia in modo da bloccare l’intruso e costringerlo a restituirglielo alla sua partenza. Quindi non cerca, pretende e pur di non perdere il posto non va nemmeno in vacanza.
Io sono la balena bianca: con il mio camper panoramico, il grande parabrezza come un sorriso, aspetto il mio turno in doppia fila con luci di posizione e frecce di stazionamento. Calmo, pacifico ma grosso abbastanza da farmi rispettare. La mia strategia consiste nel presidiare e difendere un territorio di caccia non troppo vasto. E il mio territorio è sempre lo stesso: lato dispari, primo isolato, tra i civici 1 e 9 e più precisamente di fronte al n 7: casa mia.
Ogni sera è la stessa spietata caccia al parcheggio, da anni, da quando hanno vietato la sosta ai non residenti dalle zone limitrofe.
Siamo diventati dei forzati dell’automobile: equipaggiati per sopravvivere a qualunque evenienza, pronti a resistere giorni e notti intere prima di poter rincasare con la coscienza tranquilla.

Oggi sono andato a comprare il pane, a imbucare lettere, a prendere e portare i bambini a scuola… sempre in macchina, percorrendo solo poche centinaia di metri in tutto. Potevo andare a piedi o in bicicletta? E dove la lasciavo la balena bianca?
Tra una commissione e l’altra sono riuscito a lavorare un po’ sul sedile posteriore…
Ecco un pedone che esce dal portone del civico n°8. Scatta Squalo mentre Murena non fa neanche in tempo a mettere in moto. Il pedone infila le mani in tasca, Squalo mette la freccia, arriva Sardina ma ha già la strada tagliata. Il pedone cammina sul marciapiede con le mani ancora in tasca, Squalo lo segue, non può abbordarlo adesso.
Sono davanti al 10, il pedone estrae la mano dalla tasca: ha in mano le chiavi.
Murena non l’ha perso d’occhio e ora romba il suo disappunto mordendo il freno sul suo passo carraio (dovrà aspettare un altro pedone).
Ora l’uomo attraversa e viene dalla mia parte. Io ho fari di posizioni e quattro frecce inserite e attendo il mio turno come tutti gli altri: da sempre. Lo Squalo non può ignorarmi, sono sul mio territorio: la mia speranza è che la macchina del pedone in arrivo sia sul mio marciapiede così che io abbia la precedenza assoluta.
Aspetto il beep del telecomando. Invano.
Rincasa.
Io, appoggio la guancia al finestrino e mi appisolo un po’

non lo sa il tonnoultima modifica: 2015-10-22T19:21:11+02:00da claudiomadia
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