il manuale del piccolo circo

A Nani, Toni, Pierino, Pippo e a tutti i grandi clown con un nome da bambino.
A tutti i bambini che diventeranno grandi clown.

“Noi dovremmo fare con il nostro spirito ciò che gli acrobati eseguono con il corpo… infatti è molto più facile trovare un poeta mediocre che un acrobata mediocre”

Sommario

Introduzione pag

1 Il piccolo circo pag.
La Socializzazione pag.
Lo Spazio pag.
La Presenza scenica pag.

2 Le destrezze pag.
Acrobatica pag
Equilibrismo pag
Giocoleria pag
Clownerie pag
Illusionismo pag

3 Il proprio personaggio pag
I sentimenti pag
L’omino buffo pag
I pagliacci pag
Il trucco pag
Il costume pag
La voce, le parole, pag
Entrate comiche pag
La musica pag

4 Attrezzatura e scenografia pag
La pista pag
La banchetta pag
Il camerino pag
Dotazione individuale pag
Dotazione comune pag

5 Lo spettacolo pag
Prima della rappresentazione pag
Il programma pag

Ringraziamenti pag

Note sul redattore

Introduzione

A quaranta e rotti anni, quattro figli (di cui una che potrebbe farmi presto nonno) ho finalmente realizzato un mio sogno da bambino: lavorare in un circo! …un piccolo circo. D’accordo, avrei voluto diventare un grande artista, un Clown, mentre perlopiù faccio le pulizie ma siamo solo agli inizi e, si sa, gli inizi sono sempre difficili!
Sono entrato in questo magico mondo a piccoli passi, in punta di piedi e tra il mio sogno di bambino e oggi c’è di mezzo un lungo curriculum fatto di mille lavori e di alcune esaltanti esperienze. Sulla mia strada ho incontrato grandi maestri che mi hanno rivelato i segreti di questa nobile e antica arte, compagni di viaggio con i quali ho condiviso i trucchi necessari a questo duro lavoro. C’è, fondamentale, l’incontro con mia moglie Camilla, ci sono i figli che mi costringono ancora a giocare e a sognare un piccolo circo anche per loro e ci sono gli allievi della Piccola Scuola di Circo, bambini di tutte le età, che vogliono imparare e che diventano sempre più bravi. Abbiamo redatto questo manuale per tutti loro ma anche per non smettere di studiare, di cercare, di sbagliare e di imparare sempre qualcosa di nuovo.

In questo volume tratteremo NON di Circo ma di piccolo Circo, una differenza sottile ma sostanziale.
Non del Circo Equestre, quello che si tramanda da quasi due secoli in poche e rinomate famiglie, quello che vanta e esibisce cavallerizzi, numeri ginnici di matrice militaresca, ammaestratori, domatori e quel poco che è rimasto del mondo selvaggio: questo Circo, versione ottocentesca del Circo dell’Antica Roma tutto gare e combattimenti, ha già la sua storia scritta in una vastissima produzione letteraria, cinematografica, pittorica, è presente nei prestigiosi festival internazionali, nei premi d’oro, nel luccichio delle pajettes o del manto lucido dei cavalli lipizzani.

Il Piccolo Circo di cui mi onoro di parlarvi non è quasi mai assurto alla gloria, né alle accademie, è stato spesso mal visto da potenti e autorità. Eppure ha origini ancora più nobili e antiche: è nato quando il primo uomo ha gridato di gioia, ha fatto un salto, ha lanciato in aria l’oggetto che aveva in mano… e lo ha ripreso al volo!
Gli artisti di piccolo circo sono nientemeno che discendenti di Re Davide il quale saltava e ballava attorno all’Arca, discepoli di Tespi che errava con il suo carro-teatro, eredi dei Saltimbanchi, dei Teatranti di strada, dei Commedianti dell’Arte, dei Giullari, degli Imbonitori e dei Ciarlatani, colleghi che hanno poco o niente da vendere ma che sanno venderlo bene e che hanno gioia da regalare.

Quella di piccolo circo è un’arte che si tramanda non da genitori a figli ma da compagno a compagno, non lascia grandi tracce né dinastie anzi, sembra scomparire per poi riaffiorare sempre uguale, sempre diversa… sempre vitale.

Come nel Circo Equestre gli artisti del Piccolo Circo hanno voglia di stupire, di meravigliare, di divertire ma non ci sono animali, solo loro: acrobati felini, scimmie equilibriste, foche giocoliere, pinguini, pagliacci.
Questo Circo non ha scritto la sua storia con premi e concorsi ma con piccole esperienze di grande valore sociale, nelle corsie degli ospedali come nelle strade di Bucarest, per esempio. Quello che brilla non è l’oro ma gli occhi dei bambini. Grazie a queste ed altre piccole realtà il mondo ha, da poco, capito quanto serio e prezioso sia il sorriso del clown.
Non prenderemo quindi sottogamba il compito di redigere questo manuale, sunto di anni di studio e di sperimentazione, di una lunga esperienza maturata al sole delle piazze e ai riflettori dei palcoscenici.
Questo lavoro è dedicato a quei giovani che vogliono affrontare questa strada (che, in realtà, è molto spesso una mulattiera perigliosa e irta di ostacoli) ma anche, siamo sicuri, potrà essere di stimolo a genitori ed insegnanti che vogliano rimettersi in gioco magari per dare maggiore efficacia a questo diritto fondamentale per tutti i bambini (anche quelli che hanno troppo) ma necessario per ognuno di noi: il diritto al gioco.

1 Il Piccolo Circo

Un attore, una piazza, la gente che passa. Questo è già piccolo circo: teatro rotondo.
Scopo dell’attore di piccolo circo è catturare l’attenzione delle persone, tenerla desta, e convincerle a riempire il cappello! di soldi ma anche di ricompense varie: applausi, complimenti, sorrisi…
Riempire il cappello è una condizione necessaria ma non sufficiente. L’anelito che muove il vero attore di teatro rotondo è la ricerca di nuove possibilità espressive, di nuovi contenuti e l’esigenza di comunicarli al suo pubblico, cioè a chiunque, a chi ha tempo all’improvviso, a chi, se sorridi, ti sorride, …

L’essenza del teatro: IL MIMO
Il maestro di tutti i maestri, Etienne Decroux, sosteneva (nel 1930) che il Teatro è l’Arte del Corpo Umano. La Pittura e la Scultura hanno le Gallerie e i Musei come spazi e luoghi istituzionali, la Musica le Sale da concerto, la Letteratura i Libri… Perché allora queste arti spadroneggiano anche negli spettacoli di Teatro? L’Arte teatrale, secondo Decroux, andava rifondata a partire dall’unico elemento imprescindibile: il Corpo Umano. Via musiche e parole, via costumi impaludati e scenografie impraticabili! Per trent’anni solo il corpo umano in movimento in uno spazio vuoto!
E dimostrò come il corpo umano fosse in grado di comunicare TUTTO senza bisogno di altro. Codificò tutti i movimenti del corpo, le sue possibilità espressive e fondò una scuola che rivoluzionò il teatro.
Da allora ogni gesto assume importanza, ogni azione acquista valore. E chiunque voglia fare Teatro non può prescindere da questo punto di partenza.

Quello che insegnano i grandi maestri lo impari anche sulla strada. La strada è la scuola migliore. Lì, se vuoi, impari tutto: “Vai e fai”, sperimenta, prova, sbaglia, impara. Presto o tardi scoprirai le regole fondamentali dell’imbonimento di piazza, quelle che valgono sempre.
Oppure guarda i cartoni animati!

Hai presente nei cartoni animati cosa succede quando, per esempio, un personaggio precipita da una rupe?
Corre, corre, supera il baratro, si accorge di non avere più il terreno sotto i piedi, guarda in basso per averne conferma, gli si rizzano i capelli in testa, cerca disperatamente di tornare indietro e infine precipita, magari un po’ alla volta: la mano si attarda per un ultimo saluto allo spettatore.
Un’ unica azione, ‘precipitare’, viene divisa in singole comunicazioni, gesti facilmente comprensibili a tutti affinché quello che succede (il precipitare) arrivi agli occhi del pubblico in modo ben chiaro.

Prima parola chiave del piccolo circo: CHIAREZZA.
Ogni azione deve essere chiara, cioè UNICA, SEMPLICE, GRANDE.

Unica. Compiere una azione alla volta: se faccio qualcosa io, sta fermo il compagno e viceversa perché se il pubblico guarda me, non vede l’altro.
Separare ogni comunicazione dalla precedente, renderle successive, non contemporanee: se cammino taccio, se parlo sto fermo, prima guardo un punto, poi ci vado ecc.

Semplice. Ogni azione nasce dal cuore e il cuore dell’artista di strada è semplice, elementare: bianco e nero, amore e odio (attrazione, repulsione), vittoria e sconfitta, piacere e dolore… Semplice cioè naturale, primitivo. Se il tuo sentimento è complicato, (felice ma un poco dubbioso e con un fondo di amarezza) la comunicazione sarà complicata.

Grande. Ogni azione deve essere evidente, perché la tua comunicazione (il tuo essere felice o triste) sia visibile e udibile a cento metri di distanza, perché il teatro è azione stra-ordinaria. (se sei felice, lo sei in modo eccezionale, se sei triste, sei la persona più distrutta del mondo)

La socializzazione

Giocare al piccolo circo vuol dire lavorare con gli altri, condividere le gioie e le fatiche, collaborare, aiutarsi l’un l’altro, avere fiducia reciproca, avere coraggio, cioè non vergognarsi, essere in confidenza.

La matassa
Gruppi di massimo otto partecipanti, in cerchio, spalla a spalla, occhi chiusi, braccia tese in avanti, porgiamo la nostra mano destra chiusa a pugno e cerchiamo con la sinistra aperta un altrui pugno da afferrare. Quando tutte le mani sinistre hanno trovato e afferrato una mano destra, si aprono gli occhi e si cerca di districarsi, formando un girotondo. Nella migliore delle ipotesi la matassa umana si sbroglia in un unico girotondo, viceversa possono capitare interessanti variazioni.

Lo stoccafisso
Gruppi di sei-dodici partecipanti, in cerchio, spalla a spalla, occhi ben aperti, gambe leggermente divaricate e smezzate, cioè una un po’ più avanti dell’altra (posizione di massima stabilità), una persona nel centro, rigida, con le braccia incrociate al petto e gli occhi chiusi, viene spinta, con delicatezza, fino a farle perdere l’equilibrio. Il cerchio la sorregge e la sospinge CURANDOSI di lei. La persona al centro si affida al cerchio e rimane rigida come un bastone!

La corrente elettrica
Tutti in piedi, in cerchio. Chi incomincia (A), guarda negli occhi il suo vicino (B) e gli passa uno stimolo (un battito di mani, un grido …). B passa, il più velocemente possibile, lo stimolo al successivo C e così via.
Variazione: lo stimolo può cambiare direzione ogni volta che qualcuno lo desideri.

La patata bollente
In piedi, in cerchio. A guarda un compagno qualsiasi B, dice il suo nome, gli passa la palla. B riceve, guarda, nomina, tira. E così via.
Si può aggiungere una seconda palla.
È importante cercare PRIMA il contatto con gli occhi, poi dire il nome del compagno e quindi passargli la palla.
La palla non deve mai cadere e non bisogna perdere tempo.

La statua sensibile
A è una statua, B è lo scultore che modifica A con il tocco di un dito.
A reagisce al tocco di B ritraendo la parte toccata (stimolo negativo) come una lumaca a cui tocchi le antenne.
Lo scultore cercherà i punti da toccare (sfiorare) per fare assumere alla statua la posizione voluta. La statua, ad occhi chiusi, cercherà di isolare il punto toccato e muovere, dove possibile, solo quello (se tocco un polpastrello si muove solo quello, se tocco il naso si muove tutto il viso)
Variazione: lo stimolo può essere positivo, cioè la parte toccata, invece di ritrarsi, si protende.

Lo spazio

Il teatro rotondo ha come elementi imprescindibili il corpo umano e lo spazio. La padronanza dello spazio scenico è quindi fondamentale.

Il centro
Uno alla volta correre in un cerchio poi rallentare, a spirale, fino a trovare il centro e fermarsi proprio nel punto esatto.

Il Cosmo
Camminare nello spazio cercando di riempirlo tutto, di occuparlo omogeneamente, di non creare mai un disequilibrio affollandosi tutti da una parte. Cambiare direzione e ritmo, non scontrarsi mai, anzi mantenere sempre il maggiore spazio individuale possibile.
Variazioni: sentirsi parte di un banco di pesci che si muove, senza un apparente guida, in modo compatto e uniforme, cambiando spesso direzione e ritmo; ascoltare il ritmo del proprio passo, accordarsi al ritmo del gruppo, proporre un ritmo diverso, marcare un accento; cercare il rapporto con gli altri, salutarsi, ignorarsi, amarsi, odiarsi…

La griglia
Immaginare lo spazio sul quale cammineremo come un foglio a quadri, una griglia di linee perpendicolari e parallele.
Camminare sulla griglia, seguendo, a piacere, le linee che si incrociano. Quando si cambia direzione ci si ferma, si guarda nella nuova direzione e ci si muove.
Lo spazio si restringe sempre di più fino a costringere a camminare uno attaccato all’altro.

La macchina infernale
Camminare nella griglia.
1) A trova il centro e si ferma ripetendo, in modo meccanico un movimento e un suono. A non smette di ripetere il suo movimento e il suo suono fino al termine dell’esercizio.
2) B si ferma vicino ad A e entra in relazione con il suo movimento e il suo suono. La relazione deve essere il più possibile complementare e collegata.
3) Uno dopo l’altro anche C, D, E ecc, si uniscono al meccanismo.
La macchina infernale deve avere possibilmente un fronte pubblico e ogni elemento deve essere visibile su questo fronte.

La presenza scenica

Un artista di circo, un acrobata, un giocoliere, un pagliaccio, è innanzitutto un corpo in movimento. Impariamo a conoscere il nostro corpo e le sue possibilità di movimento.

Le coccole
Sdraiati su pavimento caldo (tappeto, materassino) come stanchi morti: il corpo è pesante e siamo totalmente rilassati. Lentamente, cercando di fare meno fatica possibile, ci mettiamo seduti. Ci massaggiamo i piedi, le gambe, il tronco, le braccia, le mani, la faccia, proviamo a muovere lentamente tutte le articolazioni e poi ci stiracchiamo e ci mettiamo in piedi come farebbe un neonato: con il minore sforzo possibile.

L’appello
Occhi chiusi. Concentrarsi sul proprio corpo a partire dai piedi e, risalendo mentalmente fino alla testa, fare l’appello di ogni parte del corpo (dita dei piede, talloni, caviglie, polpacci, ginocchia, cosce, natiche, addome, petto, spalle, braccia, mani, collo, testa).
Aprire gli occhi: guardare il pubblico.
Quando ci svegliamo dall’appello siamo presenti e vitali e in atteggiamento neutro: la faccia non esprime alcun sentimento, lo sguardo è dritto, presente ma non vede niente che gli susciti emozioni, le spalle sono rilassate, le braccia sono rilassate lungo il corpo, il bacino è retroverso, le gambe sono tese e divaricate alla larghezza del bacino (e non di più). Dai piedi (dita, avanpiede, tallone) il nostro corpo “assorbe l’energia della terra” che lo pervade rendendolo pronto a tutto: un CORPO NEUTRO, atto zero, potenza infinita.

Lo Zero..
Un corpo NEUTRO non ha passato, ha un presente e non sa che futuro avrà. Non ha idee ma sa “ascoltare”. “ Che cos’è il teatro? Attesa”.

Il passo neutro
1) Trovare il centro (vedi esercizio pag. )
2) Fare l’appello (vedi esercizio pag. )
3) Fare un passo avanti.
4) Stop (tre secondi)
5) Tornare indietro
6) Stop (tre secondi)
Finito.
Sembra facile ma ci accorgeremo di quante comunicazioni non volontarie il nostro corpo esprime (una esitazione, una eccessiva sicurezza, timidezza negli occhi, nervosismo nelle dita, pruriti, fretta ecc.) Al termine dell’esercizio i compagni (il pubblico) giudicheranno il passo.

La ginnastica della faccia:
Massaggiarsi con cura tutta la testa con particolare attenzione a tutti i muscoli della faccia. Aprire e chiudere gli occhi strizzandoli e spalancandoli, poi ripetere la stessa cosa con la bocca (spalancata come per dire ‘A’ e chiusa con le labbra strette come per dire ‘U’). Infine le due cose insieme o alternate!

La mimica facciale
Aggiungiamo il cuore! Quali sono i sentimenti che proviamo? Felicità, tristezza, stupore, noia, paura, piacere, stanchezza, malvagità, rabbia…

Seduto ma in atteggiamento del corpo neutro, mani sulle ginocchia, prova a esprimere un sentimento.
Non scegliere sentimenti complessi (felice ma un po’ melanconico). Ricordati di una circostanza nella quale hai vissuto quel sentimento e rivivilo; puoi sbagliare quante volte vuoi e riprovare ma alla fine devi sentirti sicuro.

Esercizio a tre: A, B e C seduti su tre sedie, poste una vicina all’altra, di fronte agli spettatori.
1) A sceglie un sentimento, (lo rivive dentro), e lo esprime in forma minima (sussurrato) comunicandolo prima al pubblico e poi a B.
2) B vede il sentimento e, come uno specchio, lo restituisce A con maggiore intensità (detto).
3) Se il sentimento è corretto, A approva tornando a guardare il pubblico.
4) B guarda il pubblico e poi guarda C, il quale cercherà di eprimere il sentimento con la massima intensità (gridato).
5) Se è corretto, A, B e C guarderanno il pubblico che potrà vedere nei tre volti un crescendo di paura, amore, felicità…

Iniziamo a inventarci storie, cioè a giocare per davvero. D’altronde quello che i bambini fanno quando giocano è raccontarsi storie: “Giochiamo che io ero la mamma che faceva…”
E in inglese, in tedesco (e forse anche in francese) la parola ‘giocare’ vuol dire anche ‘fare teatro’!

Faccia di Bronzo
Ognuno, a turno, dovrà raccontare la bugia più incredibile come fosse autentica. La bugia dovrà raccontare l’impossibile come fosse assolutamente autentico. Il bugiardo dovrà credere davvero a quello che dice e sarà in grado di difenderlo fino alla fine. È come quando si racconta un sogno che sembrava vero: se notate, è pieno di piccoli particolari che possono essere raccontati solo da chi li ha “vissuti”.
Anche questo è teatro: “Rendere probabile l’impossibile”.

L’oggetto eccentrico
Seduti in cerchio giochiamo con un oggetto qualsiasi (una scarpa, una forchetta, un libro, una matita…) e trasformiamolo in qualcosa d’altro.
A troverà un uso eccentrico dell’oggetto e lo passerà a B che a sua volta lo trasformerà in qualcos’altro e così via.
La matita può essere una freccia, un fucile, un bastone, un fiammifero, un pesce, una bacchetta magica, un paio di baffi…
Ma diventerà molto difficilmente una palla, un piatto, una pentola…

Il palco tavolino
Trasformiamo un tavolino in un palcoscenico (ricoperto con un panno nero e illuminato da una lampadina) e giochiamo al teatro degli oggetti, giochiamo a renderli vivi.
Un oggetto sul tavolino diventa subito un personaggio: una piccola matita rosa che se ne sta nell’angolo è una bambina timida, un grosso pennarello nero piazzato nel centro è probabilmente un tipo prepotente. Basta una rumore continuo e un tremolio che la matita gialla è un razzo che sta per partire e così via.
Un secondo oggetto può entrare in scena e interagire con il primo.
Un passo alla volta, muovendosi sul palcoscenico, gli oggetti esprimeranno sentimenti (grazie alla nostra mano e alla nostra voce), costruiranno una ‘dinamica’ fino a giungere ad una conclusione coerente.
Per esempio: se dopo una matita entra un temperamatite? O un foglio bianco? O una gomma per cancellare? O un righello? O un compasso? O un…
Consigli: Il contrasto crea dinamica
Tutto parte dal cuore (non pensare, ascolta, senti, prova)
Vai fino in fondo: se la matita rosa e quella blu si piacciono prima o poi daranno vita a un disegno violetto? Se il temperamatite è una lumaca, prima o poi si mangerà la matita verde; e cosa sono, allora, i trucioli? Ecc.

Da sempre in teatro (e soprattutto in quello di piazza) si è improvvisato magari giocando con oggetti a portata di mano. si narra che un Arlecchino del 1500, una sera, improvvisò una storiella attorno ad un fiasco di vino ma il pubblico non gradì, lo fischiò… insomma, fu un disastro.
E da quel giorno fare fiasco significa appunto… prendere fischi.

Seconda parola chiave del piccolo circo: INTENSITà.
Ogni azione (che parte sempre dal ‘cuore’) deve essere intensa cioè essere animata da una giusta energia, deve andare in una direzione precisa e, soprattutto, deve andare FINO IN FONDO.
Un clown che ama, o scoppia di gioia o muore di crepacuore.
Ma tu non esagerare.

2 Le destrezze

Maria è una bambina che sogna di lavorare in un circo.
– Impossibile! – dicono tutti:
– Per lavorare in un circo devi esserci nata perché è un lavoro che si impara da piccoli.
Ma la bambina non si perde d’animo e continua a sognare di diventare una circense, continua a fare le capriole sui prati, i salti sul letto, l’equilibrista sui bordi delle aiuole e il giocoliere con le mele.
– Forse da grande diventerò avvocato o ingegnere… ma non smetterò mai di sognare, di volermi stupire, di giocare!
(- …e di ammaccarmi tutte le mele! – dice sua mamma.)

Il circo si può fare per amore dei prati, dei letti e delle mele oppure perché è un bel gioco e forse anche un bel lavoro, o soltanto perché mette allegria a chi lo fa e a chi lo vede.
Maria ha un fratello più grande, Pietro e uno più piccolo, Giacomino. Li ha coinvolti nella sua passione e ora hanno un piccolo circo: Pietro, che gioca bene a pallone, fa il giocoliere con i piedi mentre Maria, che sa fare la spaccata, è l’acrobata della compagnia. Il numero più bello è proprio quello di Giacomino che non sa fare niente (lui è il più piccolo) ad eccezione del ‘trifoglio’, cioè riesce a modellare la sua lingua in modo da farla sembrare un trifoglio, ma si impegna così tanto per non sfigurare che il pubblico ha la sensazione che sia la cosa più difficile al mondo. O la più buffa. Così i pomeriggi un po’ lunghi e noiosi, passati a litigare tra fratelli ora sono momenti di collaborazione, di gioco collettivo, davanti agli occhi increduli dei parenti di turno.

Non è importante QUANTE cose sai fare ma COME le fai.
È meglio fare una cosa fatta bene che due o tre fatte male.
Non c’è fretta, fai solo una cosa alla volta.
Qualunque cosa fai, anche la più facile, falla come se fosse la più difficile, concentrati e pensa che è la migliore che sai fare. Devi esserne orgoglioso!

Terza parola chiave del piccolo circo: SICUREZZA.
Ogni esercizio che compi deve essere sicuro:
Eseguito con sicurezza: ogni esercizio deve essere provato e riprovato fino a che non ti viene dieci volte su dieci.
Eseguito in sicurezza: ogni esercizio deve essere eseguito sapendo di non farsi male e di non fare male agli altri

Acrobatica

L’acrobazia è l’arte di muoversi nello spazio in modo apparentemente spericolato, senza farsi male.

Le norme di sicurezza
1) Preparate un terreno predisposto alle cadute, usando materassini, tappeti… togliete ogni possibile spigolo.
2) L’abbigliamento deve essere comodo: tuta da ginnastica e scarpe da tennis o scarpette da ginnastica. Non indossare orologi, collanine, braccialetti, orecchini che potrebbero causare incidenti. Legare i capelli lunghi con elastici.
3) Durante l’attività acrobatica, l’attenzione e la concentrazione devono essere totali. Evitare quindi distrazioni, rumori, schiamazzi.
4) Non provate mai gli esercizi più complicati senza l’ assistenza o la presenza di un adulto.
5) Negli esercizi a coppia o a gruppo, rispetto e fiducia reciproca sono obbligatori. Cooperare è non dovere dire mai “Ahia!”

Il riscaldamento
Ogni vero artista di circo, prima di ogni allenamento, di ogni prova e di ogni spettacolo riscalda e distende i muscoli per non farsi male (stiramenti, crampi, contrazioni muscolari), per non fare male agli altri (cadute impreviste, incidenti vari) e per eseguire al meglio il proprio numero.
Un buon riscaldamento è l’occasione per concentrarsi sulla cosa più importante: la sicurezza.

CORSA: serve per la circolazione del sangue e per il fiato. Un buon lavoro si ottiene quando hai il cuore che batte forte.
Al termine della corsa, continuare a camminare, riprendere fiato con respiri lenti e profondi aiutandosi con l’apertura delle braccia (inspirazione) e abbassamento braccia (espirazione).
CAVIGLIE: camminare sulle punte, sui talloni, sulla parte esterna del piede sulla parte interna

Poi, fermi in piedi con le gambe leggermente divaricate, eseguire i seguenti esercizi.
COLLO: tenendo le spalle rilassate, ruotare la testa da un lato e dall’altro, in basso e in alto, poi giro completo (destra, alto, sinistra, basso) in un senso poi nell’altro.
SPALLE: alzare e abbassare le spalle, portarle avanti poi indietro.
BRACCIA: con le mani sulle spalle ruotare i gomiti in avanti poi indietro. Stendere le braccia e ruotare prima in avanti e poi indietro.
A braccia tese aperte, con le mani chiuse a pugno alla stessa altezza delle spalle, stendere le dita verso l’alto poi verso il basso
BACINO: ruotare il bacino disegnando nell’aria un cerchio (destra, avanti, sinistra, indietro) tenendo le spalle ferme.
GAMBE: divaricare le gambe e sedersi prima su un tallone poi sull’altro piegando alternativamente le gambe.
POLSI: incrociare le dita delle mani e ruotare i polsi in un senso poi nell’altro

Il primo numero di un circo è spesso uno charivari, un carosello di salti e tuffi: una presentazione allegra e movimentata per ben incominciare!
La capriola è il primo movimento che l’aspirante acrobata deve sapere compiere alla perfezione e se, effettivamente, da sole le capriole non fanno uno charivarì, impararle è obbligatorio perché, all’occorrenza, possono servire per cadere senza farsi male.

ROTOLAMENTI

Capriola avanti (capovolta)
È un rotolamento che si sviluppa in punti di appoggio successivi: mani, nuca, spalle, dorso, regione lombare, glutei, piedi.
1) In piedi sul materassino: piegare le gambe e appoggiare le mani sul materassino, braccia tese, flettere il capo in avanti (mento al petto).
2) Flettere le braccia e avvicinare il capo al suolo oltre le mani, appoggiare la nuca.
3) Stendere le gambe (spingere) e rotolare (nuca, spalle, dorso, regione lombare, glutei).
4) Flettere le gambe e riappoggiare i piedi il più vicino possibile al bacino.
5) Tornare in posizione eretta.

Capriola a due (carro armato)
Esecuzione su fila di materassini:
1) L’acrobata A sdraiato supino (schiena a terra), alza le gambe, leggermente divaricate, a squadra. L’acrobata B si posiziona con i piedi sotto le spalle di A. A afferra le caviglie di B, B afferra le caviglie di A (e non le lasceranno mai, tenendo la presa ben salda).
2) A piega le gambe e appoggia i piedi a terra il più vicino possibile al proprio bacino, costringendo B a piegarsi fino ad assumere la posizione per la capovolta avanti (mani a terra, braccia tese, testa reclinata in avanti).
3) B piega le braccia e appoggia la nuca tra i piedi di A. A spinge con le proprie braccia le gambe di B aiutandolo a completare il rotolamento.
4) B aiuta A a rialzarsi tirando con le gambe fino ad averle alzate a squadra. Ora sono nella medesima posizione di partenza (punto 1) ma con i ruoli invertiti.
5) E così via.

I rotolamenti devono essere lenti e fluidi ma non rilassati, anzi, gli arti sono sempre attivi per frenare l’appoggio della testa e favorire il rialzarsi del compagno.

Il millepiedi
Esecuzione su fila di materassini. Tre acrobati A, B e C in fila in ordine di altezza decrescente (dal più alto al più basso).
1) A esegue una capriola con arrivo seduto a gambe divaricate. B esegue una capriola con arrivo seduto dietro A con gambe divaricate, C esegue una capriola con arrivo seduto dietro B con gambe divaricate.
2) A compie un mezzo avvitamento tenendo la mano e il piede destro appoggiati a terra mentre la mano e il piede sinistro vanno ad appoggiarsi al suolo al di là (a destra) della mano e del piede destro. A si troverà a quattro zampe.
3) Con un leggero ritardo anche B compiranno la stessa operazione ma la propria gamba sinistra, invece di riappoggiarsi a terra, si fermerà sulle spalle di A, leggermente piegata. Anche la gamba destra salirà in groppa ad A e il piede ds incrocerà il piede sin per trovare maggiore stabilità. La stessa cosa farà C.
4) Al comando di A il millepiedi si muoverà spostando simultaneamente prima le mani destre poi le sinistre.

I tre caprioli
Esecuzione su fila di materassini.
1) B, (davanti ad A e di fronte a C) si abbassa per eseguire una capriola.
2) Quando B ha appoggiato la nuca a terra, C lo salta con le gambe divaricate e
3) B esegue il rotolamento.
4) Ora C si trova di fronte ad A e si abbassa per eseguire a sua volta una capriola e
5) A lo salta trovandosi nella posizione che aveva B in partenza.
6) E così via
Ciascun acrobata dovrà quindi compiere in successione una capriola, un mezzo giro e un salto, capriola, mezzo giro, salto…
Iniziate piano, aspettandovi e cercando il contatto con gli occhi, in modo da sincronizzare i movimenti poi, quando avrete acquistato sicurezza, potrete accelerare. L’esercizio va eseguito da un trio di acrobati, di taglia simile e molto affiatati. La difficoltà consiste nel saltare il compagno accucciato nel tempo giusto e cioè prima che incominci il rotolamento per evitare di dovere saltare mentre le gambe del compagno sono in aria.

Salti mortali, rompicollo, tuffi… ce n’è uno che non figura in nessun manuale: il Salto dell’Innamorata. Quello che, narra la leggenda, Lei spiccò dal proprio balcone per atterrare nelle braccia di Lui, al balcone della torre vicina: l’apoteosi dell’arte saltatoria, il salto più squisito perché scoccato dall’arco dell’amore!

POSIZIONI STATICHE (EQUILIBRISMI)

Per questi esercizi sono richiesti tono muscolare e capacità di concentrazione. In equilibrio precario, come nel caso degli esercizi seguenti, ci si arriva piano piano, con movimenti (spostamenti di peso) al rallentatore: bisogna essere sempre in grado di correggere, tornare indietro, fermarsi, continuare. Non c’è fretta.

La pinza
1) Sdraiati supini su materassino con le braccia allungate oltre la testa.
2) Portare i piedi verso le mani chiudendosi ‘a pinza’.
Respirando, rilassare i muscoli dorsali fino a stendere le gambe e a tendere i piedi.

La candela
Dalla posizione della pinza:
1) Alzare i piedi, con le gambe tese, verso l’alto, piano piano, senza perdere mai l’equilibrio, semmai tornare leggermente indietro
2) Raddrizzare il più possibile il corpo sulla verticale e raggiungere il massimo grado di verticale.

Verticale a tre appoggi
1) In ginocchio, seduti sui talloni, mani appoggiate a terra davanti alle ginocchia.
2) Sollevare il bacino e appoggiare la parte alta della fronte per terra fino a portare il peso equamente distribuito tra le mani e il capo.
3) Stendere le gambe e spostare lentamente il ginocchio destro sul gomito destro
4) e il sinistro sul gomito sinistro (posizione del granchio).
5) Spostare il bacino sulla verticale delle braccia e staccare le ginocchia dai gomiti.
6) Stendere lentamente le gambe puntando i piedi verso l’alto.

ESERCIZI PREPARATORI ALLA VERTICALE SULLE MANI
La verticale sulle mani è una delle figure basilari per quasi tutti i movimenti acrobatici superiori. Per eseguire una buona verticale c’è bisogno di una buona conoscenza delle parti del proprio corpo.

In punta di piedi
(posizione opposta alla verticale sulle mani). In punta di piedi, stringere i polpacci, le cosce, i glutei, gli addominali, sollevare le braccia tese sopra la testa, spingere sulle spalle, puntare le dita delle mani allo zenit. Guardare le mani e mantenere l’equilibrio. È il contrario della verticale sulle mani ma è lo stesso sforzo.

Il Gatto (retroversione del bacino)
Esercizio prono: in ginocchio con le mani appoggiate a terra e il bacino sollevato inarcare la schiena e sollevare la testa poi compiere il movimento opposto con la schiena a gobba e la testa tra le spalle.

La quadrupedia (spinta delle spalle)
Camminata a quattro zampe con mani e piedi appoggiati per terra.
1) Spostare contemporaneamente mano destra e piede sin in avanti, poi gli altri due arti in modo alternato
2) Spostare contemporaneamente mano ds e piede ds, poi mano e piede sin.
3) Spostare contemporaneamente le due mani in avanti poi i due piedi uniti (passo del coniglio)
4) Provare altro tipo di camminata: laterale, all’indietro

La carriola
1) A con le mani a terra,
2) B prende i piedi di A e li solleva all’altezza del proprio bacino
3) A, con la mani a terra, le braccia tese, il bacino retroverso e il corpo teso, avanza camminando sulle mani.

Verticale al muro
In ginocchio, spalle al muro, appoggiare la punta dei piedi uniti contro il muro come salendo su un gradino. Mantenendo la spinta sulle spalle e la retroversione del bacino, salire un gradino alla volta fino a stendere le gambe.
Eventualmente avvicinarsi al muro con piccoli passi sulle mani.

Verticale con assistenza
1) A (l’acrobata) in piedi sul bordo del materassino con braccia in alto ben tese, B (porteur) dalla parte opposta di A ad un passo dal punto di appoggio delle mani di A con le gambe divaricate e leggermente flesse (posizione di massima stabilità)
2) A allunga la gamba preferita in avanti e porta il peso su questa (passo lungo)
3) Abbassa le braccia verso il suolo senza perdere l’allineamento, cioè rimanendo dritti
4) Appoggia le mani a terra e slancia la gamba dietro mentre la gamba piegata avanti spinge.
5) Il porteur B afferra la caviglia di A
6) A unisce le gambe sulla verticale.
7) Per ridiscendere A piega la seconda gamba appoggiando il piede il più vicino possibile alle proprie mani e si raddrizza.

ESERCIZI PREPARATORI AL PONTE (ARCO DORSALE)
La figura del ponte richiede scioltezza delle spalle e dell’arco dorsale. È un’altra figura basilare per alcune acrobazie superiori.

Le spalle
Dalla posizione del gatto (vedi pag. ) portare le mani avanti di qualche spanna in modo da avere il bacino sulla perpendicolare del terreno (gambe piegate a 90°). Abbassare il petto verso terra e molleggiare cercando di toccare con il mento il suolo, in scioltezza e aiutati dalla respirazione (lunga e profonda).

L’arco dorsale
Sdraiati supini con le gambe flesse e i piedi appoggiati il più vicino possibile al bacino. Le mani afferrano le caviglie. Solleviamo il bacino e poi la schiena fino a tenere appoggiate a terra solo la testa, le spalle e i piedi (tutti appoggiati ben dritti). Molleggiare spingendo con le gambe verso le spalle, aiutati dalla respirazione (lenta e profonda). Scendere appoggiando a terra prima la parte alta della schiena e per ultimo il bacino.
Ripetere due volte

Ponte su gradino
Sdraiati supini con le gambe flesse e i piedi appoggiati sopra un gradino (piolo della scala, materassone ecc.) appoggiamo le mani il più vicino possibile alle nostre spalle (dita verso le spalle), solleviamo il bacino, la schiena, le spalle e infine, spingendo sulle braccia, solleviamo la testa e stendiamo le braccia. Eventuale assistente in piedi vicino alle mani dell’acrobata, sorregge le spalle.
La posizione corretta prevede gambe tese e braccia tese perpendicolari al suolo.

PIRAMIDI

Il bastione:
1) A, B, C in ginocchio, mani appoggiate a terra, uno accanto all’altro.
2) D sale tra A e B mentre E sale tra B e C in ginocchio sopra i loro bacini con le mani appoggiate alle loro spalle.
3) F sale con un piede sul bacino di A e poi appoggia le ginocchia sui bacini di D e E.
4) (eventuale) l’ acrobata in terza colonna prova a togliere il peso dalle mani fino a stendere in fuori le braccia per il saluto finale.
5) Riappoggiare le mani e iniziare la discesa in ordine inverso.
Possono aggiungersi altri acrobati G, H, I ecc, sviluppando il bastione il lunghezza.

N.B. Le mani vanno appoggiate con le dita ben stese e il peso del proprio corpo è distribuito sulle ossa del bacino e sulle spalle. NON SULLA SCHIENA!

Il merletto
1) A in ginocchio con le mani a terra e le braccia tese, B in piedi davanti ad A con le mani sulle sue spalle
2) C e D vicini ad A e B ma in posizione speculare.
3) E e F salgono con un piede sul bacino di A e C appoggiandosi con le mani alle spalle di B e D.
4) G sale in piedi sui bacini di B e D appoggiandosi alle spalle di E e F.
5) (eventuale) Staccare una mano dal proprio appoggio per il saluto.
6) Ridiscesa in ordine inverso.

Equilibrismo

Come avete sperimentato negli esercizi precedenti, l’equilibrio si trova piano piano, correggendo gli sbilanciamenti con piccoli spostamenti di peso.

L’equilibrismo è l’arte di FERMARE, di trovare il punto in cui un corpo rimane, il più fermo possibile, in equilibrio su un punto il più piccolo possibile.

Gli equilibristi si possono dividere in due categorie: una che ricorre ad attrezzi vari (scale, trampoli, rulli, corde, monocicli) e l’altra che utilizza solo il proprio corpo (verticalisti)
C’è forse una terza categoria, più simile ai giocolieri, che è specializzata in equilibri di oggetti (palle, bastoni, bicchieri).

EQUILIBRI DI OGGETTI
Tutti abbiamo provato a tenere in equilibrio sul dito un bastone, il manico di una scopa e ci siamo accorti che più l’oggetto è lungo più l’equilibrio è facile (provate a tenere in equilibrio un cucchiaino o una matita!)
L’unica regola per riuscire nei seguenti esercizi è
NON PERDERE DI VISTA L’APICE (LA PARTE Più ALTA) DELL’OGGETTO E CORREGGERE CON MOLTA LENTEZZA LA SUA POSIZIONE FINO A FERMARLO.

Quello che farà un buon equilibrista è trovare oggetti facili da mantenere in equilibrio ma allo stesso tempo spettacolari da vedere: prova con un BASTONE alla cui estremità hai messo per esempio un cappello o una scarpa, ti accorgerai che è più facile del previsto.
Prova con un PALLONCINO CON BACCHETTA, un PIUMINO della polvere, una PIUMA DI PAVONE…
E con un FOGLIO DI GIORNALE?
1) prendi il foglio per due angoli opposti e tendi la carta fino a creare una piega centrale e due contropieghe esterne morbide.
2) Arriccia gli angoli in modo da fissare alle estremità le pieghe. Ora il giornale ha una specie di colonna vertebrale, formata dalle tre pieghe morbide, che lo tiene dritto in verticale.

Il punto fisso
Un palloncino gonfiato di aria rimane immobile dell’aria. Il mimo lo spinge, lo tira a destra e a manca, un su, in giù ma il palloncino non si sposta di un millimetro.
L’azione parte dal petto (dal cuore) o dal bacino e si propaga alle estremità, fino in fondo ma le braccia non spingono, cedono, e quando devono tirare, spingono!

EQUILIBRI SU ATTREZZI

La scala
Necessita una scala a pioli, di legno o alluminio, alta due metri circa con le estremità coperte da puntali di gomma.
Esercizi da praticarsi con l’assistenza di un adulto

Salita semplice: Uno o due porteur sostengono la scala inclinata leggermente verso di loro. Dal lato opposto un agile sale mantenendo il baricentro sulla base d’appoggio della scala. Poi rimane in appoggio su un piolo con un piede solo e si protende verso l’esterno lentamente controbilanciato dalla forza dei porteur

Salita di due agili: Due porteur sostengono la scala inclinata leggermente verso di loro. Dal lato opposto sale un agile e raggiunge con le spalle l’ultimo piolo. Il secondo agile sale fino al gradino sotto del primo. Piano piano i due agili, controbilanciati dai porteur, staccano una mano e un piede dalla scala e di protendono verso l’esterno.

Esercizi con più scale: Con più scale è possibile formare piramidi con diversi acrobati o compiere equilibri senza l’aiuto dei porteur.

I trampoli
Camminare sui trampoli è come camminare sui talloni: non hai una base larga come tutto il tuo piede, non hai l’articolazione della caviglia e l’unico modo di stare in piedi è di
SPOSTARE SENZA SOSTA IL PESO DEL PROPRIO CORPO DA UN TRAMPOLO ALL’ALTRO.

Trampoli a stecca lunga: è composto da due stecche di legno (cm 4×4 per m 1,5 di altezza) munite di staffa avvitata a cm 20/30 da terra (più alti solo per equilibristi già esperti) e con le estremità inferiori ricoperte da puntali di gomma antiscivolo o da un pezzo di copertone di bicicletta o da scarpette da bambino ecc.
Salita: appoggiare i trampoli a un muro. Salire, spalle al muro, con un piede su una staffa poi con l’altro sulla seconda staffa, stringendo le estremità superiori delle stecche con le mani e le braccia (leggermente flesse) contro il proprio corpo. Mentre le mani tirano la stecca verso l’alto, i piedi spingono sulle staffe per non perdere la presa.

Trampoli a stecca corta (con bloccaggio del piede e del ginocchio):è composto da due stecche di legno (cm 4×4, altezza cm 40 più la lunghezza della nostra gamba dal tallone al ginocchio) con puntale, staffa più pedana di legno compensato cm 1,5/2 avvitata appunto a 40 cm di altezza da terra (più alto solo per equilibristi già esperti).
Salita: questo tipo di trampoli prevede l’assistenza di un adulto (persona alta) in tutte le fasi (salita, passeggiata, discesa) sia per i principianti, sia per gli esperti.
Per maggiore facilità, ci si lega i trampoli stando seduti su un ripiano stabile alto 60/80 cm.
1) Tenendo la stecca dalla parte esterna della gamba, legare il piede (con scarpa da ginnastica) alla staffa (con nastro adesivo o con cinghie di sicurezza).
2) Legare alla stecca la gamba appena sotto al ginocchio, in corrispondenza dell’articolazione, in modo da poter piegare la gamba ma da non stringere il polpaccio.
3) Idem con altra gamba.
4) Appoggiare i puntali a terra, alzarsi in piedi tenendo le gambe tese molto leggermente divaricate, il CORPO ERETTO, LE BRACCIA TESE APERTE SOPRA LE SPALLE, LO SGUARDO AVANTI. L’assistente sorregge il trampoliere tenendolo per il bacino.
5) Dopo avere verificato la comodità ed aver corretto eventuali legature, l’equilibrista prova ad appoggiare il peso solo sui puntali e poi a passare tutto il peso del proprio corpo da un puntale all’altro. Trovare il ritmo per riuscire a mantenere l’equilibrio senza l’ausilio dell’assistente.
6) Per scendere, l’assistente prende l’equilibrista sotto le ascelle e lo accompagna ad inginocchiarsi.

Ci si può legare i trampoli anche stando seduti a terra. Per alzarsi, il trampoliere si mette in ginocchio e l’assistente lo prende da sotto le ascelle e lo solleva fino a permettergli di appoggiare i puntali per terra.

Il rullo (rolling board – rolla bolla)
È un cilindro del diametro di cm 10-15 per una lunghezza di cm 20-30, massima robustezza e rigidità (un tubo di ferro, un tubo di plastica piena o riempita di materiale indeformabile, un rotolo di cartone pieno, un tronchetto perfettamente cilindrico) e da una tavoletta di legno compensato o massello di cm 2-3 di spessore per cm 50×20. Ottimale è uno strato antiscivolo sopra e sotto la tavoletta, inoltre sponde inferiori per impedire il rotolamento oltre il rullo della tavoletta.
Salita: Appoggiare il Rullo su una superficie piana e liscia, appoggiare la tavoletta sul rullo.
1) Salire con un piede sull’estremità bassa della tavoletta.
2) Appoggiare l’altro piede sull’estremità opposta, aprire le braccia oltre le spalle (posizione bilancere), sguardo avanti,
3) L’assistente tiene, da dietro, i fianchi dell’equilibrista. Spostare il peso verso il centro dell’attrezzo cioè sul secondo piede e portare in posizione orizzontale la tavoletta. Cercare l’equilibrio. (Andare sul rullo è un po’ come andare sul surf o sullo skateboard!)

Giocoleria

Foulard, palline, birilli, cerchi, diablo, bastone del diavolo, cappelli, e poi una infinità di altri oggetti presi in prestito da schiere, generazioni di giocolieri in tutto il mondo: ombrelli, vasi, piatti, sedie, palle di cannone, cannoni, pianoforti… i giocolieri hanno fatto girare di tutto.
La giocoleria è l’arte di lanciare in aria degli oggetti e nel riprenderli al volo!
E bisogna essere bravi nella prima parte quanto nella seconda!

Costruzione di palline da giocolieri
Materiale occorrente: semi di miglio (riso, semenze minute), palloncini da gonfiare, una bottiglia di plastica, un bicchiere di plastica, forbici.
1) Gonfiare un palloncino e sgonfiarlo. Ora si è allargato e può contenere più semi.
2) Tagliare la bottiglia di plastica a metà per ottenere un imbuto da collegare al palloncino.
3) Riempire un bicchiere con i semi e versare il contenuto nell’imbuto e quindi nel palloncino.
4) Annodare il palloncino e tagliare il collo in sovrappiù.
5) Tagliare il collo di un secondo palloncino e ricoprire con questo, il palloncino pieno di semi.
6) Eventualmente ripetere questa operazione con un terzo palloncino.

UNA PALLINA

Posizione del bravo giocoliere: gambe leggermente divaricate, braccia lungo il corpo, spalle rilassate. Piegare gli avambracci fino ad averli paralleli al terreno, gomiti leggermente allargati.
Gli occhi del principiante seguono sempre la pallina.
Con due o più palline, lo sguardo arriva fino all’apice (punto più alto) del lancio.
Legenda
La pallina viene lanciata da una mano e ripresa dalla stessa (ds–ds/sin–sin) o dall’altra mano (ds–sin/sin-ds)
La pallina può essere lanciata al
Piano terra = tempo1 = t1 è un lancio teso ds-sin/sin-ds con la pallina che passa da una mano all’altra in linea retta. Ho il tempo di contare solo fino a uno.
Terzo piano = tempo3 = t3 è un lancio ds-sin/sin-ds a parabola all’altezza minima della propria testa. Conto fino a tre (è il tempo che consente di giocare tre palline con le due mani).
Quarto piano = tempo4 = t4 è un lancio ds-ds/sin-sin a campanile alto oltre la testa. Conto fino a quattro (è il tempo che consente di giocare due palline con una mano e poi quattro con due mani)
E qui ci fermiamo. Vi basti sapere che, di norma, con i tempi pari si giocano in parallelo un numero di palline pari (due, quattro, sei) e con i tempi dispari si lanciano incrociando un numero di palline dispari ( una, tre, cinque).

“Ogni esercizio deve essere ripetuto finché non viene giusto dieci volte su dieci. Anzi, cento volte su cento e se alla novantanovesima volta sbagli, ricominci da zero!” Dino Lampa

Esercizi T1
– Lanciare orizzontalmente una pallina dalla mano destra alla sinistra e viceversa.

Esercizi T4
– Lanciare verticalmente una pallina con la mano destra e riprenderla con la stessa mano e viceversa.

Esercizi T3
– Lanciare la pallina facendola passare davanti ai propri occhi ds-sin accompagnando leggermente con le braccia il lancio e la presa.
– Lanciare la pallina ds-sin e battere le mani mentre la pallina è in aria.
– Lanciare la pallina ds-sin e battere sulle cosce la mano sinistra e poi la destra mentre la pallina è in aria.

DUE PALLINE

Esercizi T3
Tiro tiro cade cade: Pallina rossa (R) in mano ds e pallina blu (B) nella mano sin.
1) Ds lancia R
2) Sin lancia B
3) R cade per terra vicino al piede sin
4) B cade per terra vicino al piede ds

Tiro tiro prendo prendo: Pallina rossa (R) in mano ds e pallina blu (B) nella mano sin.
1) Ds lancia R
2) Sin lancia B
3) sin prende R
4) ds prende B

Continuato: Pallina rossa (R) in ds e pallina blu (B) in sin
1) Ds lancia R
2) Sin lancia B
3) Sin prende R
4) Ds prende B
5) Sin lancia R
6) Ds lancia B
E così via.

Esercizi T4
Due palline in una mano: Palline R e B in mano ds
1) ds lancia R.
2) mentre R è in alto, ds lancia B
3) ds prende R
4) ds lancia R
5) ds prende B
6) ds lancia B
Ripetere con la sin

TRE PALLINE
Ed eccoci finalmente alle tre fatidiche palline. Giocare con il trucco base chiamato Cascata, è come fare la treccia: le palline, come i fili si incrociano sempre nel mezzo.

Esercizi T3
Lancio: R e B in mano ds, G in sin
1) ds lancia R
2) sin lancia G
3) ds lancia B
4) lasciare cadere le palline a terra: R e B vicino piede sin e G vicino piede ds.

Cascata: R e B in ds, G in sin
1) ds lancia R
2) sin lancia G e prende R
3) ds lancia B e prende G
4) sin lancia R e prende B
5) ds lancia G e prende R
e così via

Allénati a tenere in aria le palline il più a lungo possibile contando il numero di lanci o recitando una filastrocca (ambarabà cicì cocò…) e cerca di migliorare ogni volta. Quando sei in grado di recitare tutta la filastrocca, inizia a contare serie di numeri (dieci volte dieci o, come nella danza otto volte otto o come nella musica: walzer per le i T3, tarantella per i T4).
La giocoleria è ritmo!

Cascata a due: il giocoliere Ds con in mano ds R e B, giocoliere Sin con nella mano sin la pallina G.
1) ds lancia R
2) sin lancia G e prende R
3) ds lancia B e prende G
4) sin lancia R e prende B
e così via…

Esercizi T4
Colonna: Rossa e blu in ds, gialla in sin
1) ds lancia R e sin lancia G
2) ds lancia B.
3) ds prende R e sin prende G
4) ds lancia R e sin lancia G
5) ds prende B
e così via.

I foulard
Si può imparare facilmente utilizzando, invece delle palline, tre foulard (sono di raso tessuto leggerissimo e si muovono nell’aria al rallentatore). I foulard si tengono nel mezzo con le dita rivolte verso il basso e si lanciano accompagnandoli con la mano oltre la spalla opposta, incrociando, alternativamente le braccia.

I BIRILLI

Costruzione birilli da giocoliere
Materiale occorrente: un giornale quotidiano formato grande, nastro adesivo.
1) Sette fogli arrotolati stretti dal lato corto, uno dopo l’altro, fino a formare un ‘bastone’ del diametro di 2-3 cm. Fermare con nastro adesivo.
2) Con un foglio arrotolato stretto e appiattito formare una striscia da arrotolare ad una estremità del bastone. Fermare con il nastro adesivo.
3) Tre fogli tagliati quadrati alla massima grandezza, piegati sulle diagonali e sulle mediane. Appoggiare l’estremità libera del bastone sul centro dei fogli quadrati.
4) Chiudere il quadrato attorno al bastone fermando gli angoli con il nastro adesivo e successivamente sagomare la carta a foggia di birillo con il nastro adesivo.

Esercizi
Per imparare a giocare con tre birilli bisogna essere già bravi a giocare con le tre palline
Il birillo (o clava o mazza) si impugna all’estremità del manico (presa bassa) o a metà manico (presa alta). Più la presa è alta più il giro è veloce (stile circense) viceversa più la presa è bassa più il giro è lento (stile da strada).
Il braccio che lancia compie un piccolo cerchio che accompagna il birillo nel lancio e nella presa.
Il birillo, per iniziare, può essere lanciato a un giro = T3 (lancio a parabola da una mano all’altra passante oltre la testa. Il birillo compie un giro)

Esegui con un birillo, poi con due gli esercizi T3 proposti con le palline.
Poi passa agli esercizi proposti con le tre palline ma utilizzando, invece delle palline, due palline e un birillo, poi una pallina e due birilli e infine tre birilli.

Illusionismo

Qualche piccolo trucco di illusionismo altrimenti detto prestigitazione o prestidigitazione, insomma…magia! è d’obbligo nel bagaglio di un vero saltimbanco, per cui ecco un primo e abbastanza facile esercizio e qualche piccolo suggerimento:

L’illusionista propone una situazione nota, compie un gesto apparentemente innocuo e rivela una soluzione inaspettata (esempio: mette una pallina in una mano, soffia e la pallina è scomparsa), ci sorprende approfittando del fatto che la nostra esperienza ci insegna a vedere le cose sempre nello stesso modo (esempio: se mette una pallina nella mano e ce la mostra, quando lo rifarà una seconda volta, ci aspetteremo di ritrovarla lì).
Invece la pallina, la seconda volta, non viene messa nella mano, con abile gesto dissimulato

Il finto deposito
1) Prendi una pallina molto piccola, anche di carta appallottolata e passatela con piccoli lanci dalla mano destra alla sinistra poi dalla sinistra alla destra.
2) Ora invece di lanciare ancora la pallina nella sinistra, fingi il gesto e trattieni la pallina sotto il mignolo e l’anulare della mano ds, il medio rilassato e l’indice a indicare la mano sinistra che, chiusa a pugno, simulerà di stringere la pallina. La pallina è nella mano destra ma tu fingi che sia nella sinistra grazie all’atteggiamento delle mani (sinistra serrata a pugno e bene in evidenza, destra a indicare con naturalezza) e grazie ai tuoi occhi che guarderanno la mano sinistra portando lì lo sguardo del pubblico.
3) A questo punto devi compiere il gesto magico (un soffio magico) o dire la formula magica (Silvan dice “Sim sala bin”, altri “Sim salamin”, il mago Barnaba dice: “Un, due, tre… Ciapa ch’el gh’è”… ma ciascuno dovrebbe inventarne una propria) tenendo sempre in evidenza la mano sinistra (la destra potrà rilassarsi definitivamente).
4) Quando aprirai la mano, un dito alla volta, la pallina sarà scomparsa.
5) Portati la mano destra al naso, fingi di soffiartelo con il pollice e l’indice e lascia cadere la pallina come se uscisse dalle narici oppure indica l’orecchio di qualcuno e fingi di estrarne la pallina dopo avergli dato una piccola botta sulla testa.

Allenati davanti a uno specchio fino a che sei sicuro di impalmare (nascondere nella mano) bene la pallina e di comunicare con precisione (con gli occhi e con l’atteggiamento delle mani) il finto percorso della pallina.
Non presentare il numero prima di essere pronto.
Non ripetere il numero due volte di fila perché potrebbe essere scoperto più facilmente
Ricorda che il bello della magia è nella sua segretezza: non divulgare ad altri i tuoi piccoli trucchi.

Questi trucchi non hanno invece bisogno di essere svelati:

Il dito magico
Pugni all’altezza degli occhi, pollici vicini.
1) il dito indice (dito magico) della mano ds è alzato.
2) I due pugni si scontrano.
3) Il dito magico si stacca dalla mano ds e si attacca alla mano sin. (si piega velocemente l’indice della mano ds e appare magicamente quello della mano sin)
4) Le mani, dopo lo scontro, rimbalzano e si allontanano.

Variazione nel gomito:
Mano sin chiusa a pugno con dorso rivolto verso il pubblico
1) il dito magico nella mano ds bussa contro il gomito del braccio sin
2) al terzo tentativo il dito penetra (si piega) nell’avambraccio e riappare in cima al pugno sin, (l’indice sin si drizza velocemente).
3) Tornare indietro (il dito sparisce dalla sin e riappare nella ds) e ripetere due o tre volte: su e giù.

Variazione nell’orecchio:
1) il dito magico nella mano ds si appoggia all’entrata all’orecchio ds con il dorso della mano rivolto verso il pubblico
2) Il dito penetra nell’orecchio (si piegano rapidamente le prime due falangi lasciando l’ultima falange in corrispondenza dell’entrata dell’orecchio). Contemporaneamente premete la punta della lingua contro la guancia opposta.
3) Muovete contemporaneamente, in su e in giù, in modo opposto, la lingua e il pugno, come se il dito si muovesse su e giù per la bocca.
4) Estraete il dito dall’orecchio (stendete il dito) e togliete la punta della lingua da contro la guancia.

La più bella magia è quella semplice come quella universale di Gigino e Gigetto:
Gigino e Gigetto vanno sul tetto (indice ds e indice sin sul bordo tavolo con un pezzettino di carta attaccata con acqua alle unghie. Il resto della mano è sotto il livello del tavolo. Ad ogni parola, come a battere il ritmo, le dita battono sul tavolo)
Vola Gigino, vola Gigetto (indice ds vola in alto, oltre la spalla e, a posarsi sul bordo del tavolo, è il dito medio, senza carta. Idem indice sin)
Torna Gigino, torna Gigetto! (vola il medio ds e, dietro la spalla, si scambia con l’indice ds che torna ad appoggiarsi al tavolo, idem Gigetto)

Clownerie

Un capitombolo è come il colpo di grancassa in una sinfonia: bisogna saperlo dare, al momento giusto, con la giusta sonorità!
Un bravo clown è come il Maestro del Corpo Musicale. il direttore d’orchestra, che padroneggia tutti gli strumenti, fa rullare i tamburi, sognare i violini, sghignazzare le trombe.

Si inizi quindi lo studio dell’arte del clown dall’ABC: le botte!

La sberla
Provare i seguenti esercizi prima individualmente, poi insieme.
1) B (Bianco) solleva lateralmente braccio teso, ad altezza spalla, formando angolo piatto con il proprio torace.
2) B slancia braccio teso in avanti, fermandosi a 90° (angolo retto) rispetto al torace.
3) Il braccio teso, raggiunto il punto di arresto, rimbalza leggermente indietro poi si rilassa.

1) A (Augusto) batte le mani con schiocco e contemporaneamente e improvvisamente gli cedono le ginocchia, come se avesse ricevuto un colpo dietro le ginocchia. Il resto del corpo è rilassato e l’onda prodotta si ripercuote fino alla testa, come una scossa. La testa in partenza era dritta, né in avanti (come ad aspettare la sberla) né in dietro (come a schivarla) e al termine della scossa è nello stesso punto di partenza, cioè non si è spostata (neanche lateralmente!)
2) A, con tutto il tempo che vuole, dissimula il battito di mani portando alla guancia colpita la rispettiva mano.

A e B devono essere della stessa corporatura circa.
Tra A e B c’è la distanza di un braccio teso.
NOTA BENE: il braccio di B mira sempre al collo di A e non alla mandibola né, tanto meno all’orecchio! La mano di B si ferma sempre prima di toccare il collo!

Il mezzo purè
(NASO SBATTUTO contro piano verticale: lo stipite, la porta, la colonna):
1) Fermo a tre passi dall’uscita, guardo l’uscita e vado.
2) Faccio un passo e, continuando a camminare, mi volto a salutare il pubblico
3) Al terzo passo fingo di sbattere il naso: con mano aperta all’altezza del naso batto lo stipite. La mano rimbalza, la testa rimbalza lontano dal punto di presunto urto.
4) La mano va al naso.
Il naso si avvicina all’ostacolo ma non sbatte!

Il purè
(NASO SBATTUTO contro piano orizzontale: spigolo di palco, di tavolo, di banco): Cerco di salire: metto un piede, spingo, scivolo e batto il naso. Meglio se correndo (con rincorsa)
1) Cerco di salire o saltare sul palco:
2) metto il piede sullo spigolo
3) ma scivolo: il piede sbatte per terra, la mano batte sul tavolo, la testa rimbalza.
4) la mano va al naso, mi giro verso il pubblico, mi massaggio il naso e li rassicuro che non mi sono fatto niente.
Chissà perché i clown hanno il naso rosso e a patata?

3 Il proprio personaggio

Il mondo è come un campo di fiori: gialli, azzurri, viola, uno diverso dall’altro fioriti in tempi diversi. Qua e là ce n’è qualcuno meno vistoso ma con un profumo unico: un erbetta selvatica che per nostra fortuna continua a crescere impertinente e a diffondere il suo profumo. Ciascuno di noi ha una funzione importante, qualunque sia la nostra visibilità.
In un circo, anche se piccolo, più si è meglio è. Ognuno è diverso, ognuno è, a suo modo, speciale. In un piccolo circo tutto serve e non si butta via niente.

Tra Maria, Pietro e Giacomino si è creato un rapporto di reciproca stima: Giacomo è la mascotte e la sua faccia è sul manifesto, Maria fa il numero di maggiore virtuosismo e tutti le dico che è bravissima e Pietro, il più grande, fa il Direttore ma è grande abbastanza da capire che il gioco è bello se si è di aiuto l’un l’altro….

Giocare al teatro significa mettersi in gioco, provare a prendersi in giro, trovare le proprie caratteristiche, cercare i propri limiti. Più giochi, più impari!
Per questo propongo i seguenti esercizi da fare in assoluta concentrazione, in uno spazio protetto, senza distrazioni o rumori.

I sentimenti
L’azione parte dal cuore

Il monumento
Camminare nello spazio (la griglia a pag. ), ad un segnale prestabilito (un battito di mani) i partecipanti compongono un gruppo scultoreo che interpreti uno dei due temi base della scultura: la Vittoria o la Sconfitta. Come nell’esercizio della Macchina Infernale (vedi pag. ), i componenti della statua devono entrare in relazione uno con l’altro.

Che uovo sei?
Rannicchiati come semi sotto terra, come uova nel nido, come cuccioli nella pancia della mamma. A poco a poco provare a nascere e a svilupparsi in una qualsiasi forma animale. Scegliere di essere insetto o rettile o uccello o mammifero. Quale mammifero? Carnivoro, erbivoro, preda o predatore, cane o gatto… Come ci si muove per sentirsi giraffa o serpente? Forse il nostro serpente è nel nostro braccio, nel nostro collo. Quali gesti caratteristici si possono adottare, quale sguardo, quale suono? Cercare il rapporto con lo spazio, con gli oggetti con gli altri. Quali sentimenti si provano? (il gatto mangerà il topo?)

Seconda fase: tornare se stessi mantenendo una qualità animale (persona testa di cavallo, sguardo gatto, pensiero scimmia) non imitare un animale ma trovare un piccolo elemento che lo caratterizzi. Non si deve sembrare un cavallo ma sentirsi cavallo.

Le camminate
Uno alla volta, attraversare lo spazio scenico, da una parte all’altra (da quinta a quinta) con camminate diverse (da neonato, da ubriaco, da vecchio, da persona importante, da povero, da persona di fretta, spensierata…)
1) Ingresso: fare solo un passo poi fermarsi.
2) Foto: comunicare al pubblico (guardandolo negli occhi) le proprie caratteristiche solo con l’atteggiamento del corpo e l’espressione del volto.
3) Attraversamento: camminare in modo coerente con il proprio personaggio (viceversa in modo spiazzante)
4) Uscita.

L’exploit
1) Ingresso: fare un passo poi fermarsi.
2) Foto: comunicare al pubblico (guardandolo negli occhi) le proprie caratteristiche solo con l’atteggiamento del corpo e l’espressione del volto.
3) Raggiungere il centro dello spazio: prendere l’attenzione, prendere possesso della scena, “essere padroni della pista”.
4) Esprimere un sentimento, compiere una azione, fare un’esibizione.
5) Uscita.
6) Rientrata ribadendo il proprio sentimento GRANDE.
7) Uscita definitiva.

L’omino buffo

Giacomino fa ridere perché è un bambino.
Spesso i bambini fanno ridere, fanno i ‘pagliacci’. Poi da grandi se ne vergognano, non ci provano più e disimparano. Un pagliaccio invece è un adulto che ha molto vissuto e che ha molto da raccontare ma che non ha smesso di stupirsi, di guardare le cose con occhi di bambino (occhi che scoprono il mondo, che si meravigliano quando si vedono riflessi in uno specchio)

Far ridere è l’arte di stupire l’intelligenza. Quando diventiamo grandi, troppo intelligenti non giochiamo più a stupirci e disimpariamo a ridere, soprattutto di noi stessi.
Forse la vera intelligenza è continuare a sapere giocare e a stupirsi anche da adulti.

Cosa ci fa ridere?
Ciò che ci sorprende con semplicità disarmante.
Ci fa ridere l’accostamento di elementi che non vediamo mai associati, elementi incongrui in un panorama abituale: un generale in pompa magna che scivola sulla buccia di banana, mi tocco il naso esce la lingua, mi abbassi il braccio ti arriva una sberla.
E se non siamo bravi con il corpo usiamo la parola storpiandola, usandola con un altro significato o sostituendola con un sinonimo buffo.
Il che cosa ci fa ridere è difficile da dire ma anche da fare, è come raccontare una barzelletta: bisogna crederci, bisogna aver voglia di far ridere, dobbiamo saper ridere dentro.
Si impara.
Vai fino in fondo senza fretta. Non andare avanti se non sei andato fino in fondo.

“Il Clown è un poeta, che è anche un orang-utan” S. Linsren

Il pensiero lento
Un giocoliere imbranato fa ridere se si accorge di avere fatto cadere la pallina tre secondi dopo gli altri, se ne stupisce, pensa a come riprenderla e, per rimediare all’errore, trova una soluzione peggiore del rimedio (prende la pallina da terra lasciando cadere le altre due).
Un pagliaccio ha un pensiero lento, vede le cose tre secondi dopo, o al secondo sguardo (le vede ma non capisce poi si stupisce, le riguarda e capisce).
Un pagliaccio ha tutto il tempo del mondo, sa aspettare, sa ascoltare…
Un pagliaccio non racconta storie epiche o fiabesche. Entra, passa ed esce: una storia che, raccontata così, non vale la pena di starla ad ascoltare! Eppure un pagliaccio, come un bambino, in quel pezzetto di strada trova un mondo che non finisce mai: parte seguendo il suo dito e già si ferma a rimirarsi l’unghia un po’ sporca poi riparte ma il dito che segue si è addormentato, ora punta sul pavimento dove, a guardar bene, c’è un sacco di cose interessanti… toh, una pulce!
Il pagliaccio non ha ancora fatto due passi e già ci ha introdotti in un mondo invisibile e magico: il piccolo circo della pulce ammaestrata!

Ciascuno di noi se vuole cercare il proprio lato comico può trovarlo, purché rispetti i propri limiti e la propria indole. È un lavoro difficile che possiamo rendere più semplice assecondando le nostre caratteristiche, esagerando i nostri difetti e sapendoci ridere sopra.

La camminata parodiata
Camminare in cerchio ognuno con la propria normale camminata. Si decida di imitare (cercare di riprodurre) la camminata di A: ad osservarlo bene si scopre che ha il passo più lungo o più breve del nostro, muove le braccia in modo diverso ecc.
Poi esagerare le caratteristiche della camminata.
Ripetere la stessa cosa per tutti.

La mimica del clown
Ripetere l’esercizio Mimica facciale (vedi pag. ) e aggiungere un quarto livello: 1 sussurrato, 2 detto, 3 gridato… e 4 da clown, cioè esagerato!
L’energia del clown è eccessiva: aggiungere la voce (risata, pianto, sbuffo…)

I Pagliacci

Ci sono diversi tipi di clown: si possono distinguere per indole, epoca e cultura e alcuni di questi sono diventati maschere immortali come quelle della Commedia dell’Arte alle quali sono apparentate.
Alla parola inglese clown (che deriva dal latino colono, contadino) preferiamo quella italiana di pagliaccio (omino di paglia, pupazzo, vestito di paglia) che essendo anche più generica, rappresenta meglio la molteplicità di questa figura.

Il Bianco
Ballerino, elegante, agile e abile, autorevole. Prende in giro acrobati, giocolieri, equilibristi (egli stesso ex acrobata o ex giocoliere). Il suo ruolo è quello di sdrammatizzare, fare ridere, sorridere, stupire, meravigliare. Nei circhi non ne esistono quasi più. Da un secolo ormai il Clown Bianco è relegato al ruolo di ‘spalla’dell’Augusto.

Il modo di dire ‘fare da spalla’ deriva dal mondo dei burattinai. Il burattinaio stendeva un braccio drappeggiato con un telo da dietro al quale faceva sbucare il burattino (il protagonista) con il quale interagiva porgendogli le battute dalla spalla, appunto.

Il Clown Bianco è l’arguzia elegante di una burla venuta bene,
è il sopracciglio peculiare che sfotte l’ingenuo ma senza malizia.
Il Bianco e vittorioso sempre.
Il suo costume elegante, raffinato, di colori chiari, mette in risalto le sue qualità fisiche: vita stretta, spalle larghe.
Il trucco: faccia bianca con sopracciglia nere e asimmetriche (ogni Bianco ha nelle proprie sopracciglia la propria firma), labbra marcate, occhi segnati con la matita nera, orecchie rosse, forse qualche vezzo come un neo o un ricciolo di capelli disegnato sulla fronte o sulla guancia.

L’Augusto
È il clown per antonomasia, quello con il naso rosso e il fiocco grosso. Clown da circo, nasce per caso: un garcon de piste costretto a sostituire un cavallerizzo, o un cavallerizzo costretto a indossare un costume troppo largo o troppo stretto, o uno spettatore che, per troppa ingenuità nei confronti della bottiglia, è finito all’interno del cerchio magico. Comunque sia nato, il pubblico lo ha sempre apprezzato fino a considerarlo “IL circo”.
L’Augusto è l’adulto con il quale il bambino può prendersi la rivincita, è il bambino che, con semplicità, sbeffeggia l’adulto.

Il suo costume è assolutamente di seconda mano (non tagliato su misura) altrimenti lungamente vissuto, più floscio che inamidato, non suo. Tipica la combinazione giacca o pantaloni larghi, maglia a righe, papillon. Scarpe smisurate.
I clown da circo contemporanei, primo tra tutti Popov, hanno definitivamente adottato un costume borghese, un poco abbondante, con larghe bretelle, un cappello floscio ma le scarpe ancora decisamente lunghe.
Charlot, precursore, è un esempio fulgido di clown che impersona la Dignità dell’Ultimo: giacca troppo stretta, pantaloni troppo larghi e scarpe invertite (la scarpa destra nel piede sinistro e viceversa: è questo il segreto della sua camminata!).

Bisogna poi distinguere tra clown americano e clown europeo: il primo, nato nei grandissimi circhi a tre piste è costretto a amplificare la propria figura con enormi teste pelate o parrucche coloratissime, nasi posticci di dimensioni elefantiache, la sua entrata in pista dovrà avvenire con una macchina che scoppia fragorosamente fino a sfasciarsi.
Il secondo, circondato da un pubblico sempre vicino, può permettersi di giocare “di fino” adottando trucchi meno vistosi (il naso è spesso solo colorato di rosso) e la sua entrata in pista è accolta con una risata anche solo con un inciampo ben eseguito.

Il Tololello
È il più lento dei pagliacci, il suo encefalogramma è come quello di una lumaca in letargo. Va sempre accompagnato ad un collega appena un poco più sveglio di lui che lo tiene per mano e lo conduce: se il Tololello è fermo, ci resterà in eterno, se cammina non si fermerà neanche contro un muro. Il suo stato è determinato da forze estranee o dal suo collega (che è anche il suo pensiero).
Il Tololello non sa ridere di sé, se qualcuno del pubblico osa ridere di lui, è il collega a rispondere facendo il verso allo screanzato spettatore: ah ah ah… come per dire “c’è poco da prendere in giro!”
È sempre il collega che, dopo lunghe manovre per la preparazione di un concerto, estrae dalla custodia del violino una banana e se la mangia ma il bavaglino pulirà la bocca (asciutta) del Tololello (che in compenso forse farà il ruttino).

Trucco e costumi sono come quelli dell’Augusto. Quello che caratterizza i Tololelli senza possibilità di sbaglio è l’espressione della faccia: sguardo assente diretto sempre in avanti, bocca totalmente rilassata (mandibola staccata dalla mascella), lingua completamente abbandonata e contenuta solamente dal labbro inferiore (non ci fosse quello, la lingua penzolerebbe in fuori). Il massimo della sua espressività è dato da una alzata di sopracciglia (stupore, perplessità) o da un accenno di sorriso (benevolo, sarcastico).

Il trucco

Scopo del trucco è rendere più evidenti, più grandi, i propri tratti somatici, per questo ogni trucco sarà diverso dall’altro.

1) Proteggere la faccia con crema (facilita lo stendimento del colore e lo strucco).
2) Omogeneizzare il colore della pelle con cipria o fondo neutro (si raccomanda di usare solo prodotti specifici, meglio se naturali)
3) Fare le ‘facce’ allo specchio, notare i segni caratteristici del proprio volto e le linee delle espressioni.
4) Marcare i tratti (occhi, sopracciglia, bocca, rughe, nei) con matita per occhi (kajal).
5) Sfumare le aree (guance, zigomi, naso, orecchie) con polveri colorate (rosso per l’Augusto ubriacone o per il timido Bianco, nero per l’Augusto dalla faccia sporca o dalle profonde occhiaia).

Il pagliaccio americano ha, oltre al naso rosso, la bocca e gli occhi esageratamente grandi. Ma per essere coerente con un simile trucco, un pagliaccio deve comportarsi SEMPRE in modo esagerato!
Per ottenere la bocca grande si disegna un grande sorriso bianco sulle labbra (o sul solo labbro inferiore) e contornalo di rosso. Puoi delimitare meglio il sorriso con un tratto sottile di matita nera.
Per gli occhi, il sistema è lo stesso: si allarga il bianco degli occhi sopra la palpebra e si traccia il contorno del “nuovo occhio” con la matita nera.
Ogni pagliaccio ha il proprio trucco e ci si può divertire a pasticciarci la faccia ma ricorda che meno trucco c’è, meglio è.

Il Costume

Raccogli tutti gli indumenti che non usi più (o che hai il permesso di rovinare) e scegli quelli che ti stanno comodi e ti aiutano a caratterizzare il tuo personaggio (graziosa equilibrista, uomo forte, elegante giocoliere, buffo acrobata, rispettabile direttore, garcon de piste.
Completa l’abbigliamento con un elemento eccezionale, stra-ordinario (come il fiocco del pagliaccio, o un fiore all’occhiello), con un cappello, una giacca o un gilet…
Le scarpe migliori sono quelle da tennis di tela (sportive ma leggere) a tinta unita: tutte bianche o rosse o gialle o verdi…
Un vero clown esprime solo se stesso e non fa pubblicità alle ditte di abbigliamento sportivo!

Il tuo costume non dovrà impacciare i movimenti e dovrà essere indossabile in piena estate sotto il sole così come in inverno! Prevedi un costume leggero sotto il quale mettere, in caso di freddo, ulteriori indumenti (canottiera, mutandoni di lana…). O scegliti due costumi: uno per l’interno, uno per l’esterno.

Bianco: maglietta bianca a maniche lunghe, foulard al collo, salopette rossa con cintura stretta in vita, calze bianche, scarpe bianche.
Augusto: cappello floscio, fiocco grosso, cuscino sulla pancia, maglietta a righe, pantaloni larghi con cintura, scarpe calzate su scarpe n 43-47.
Mago: cappello a cilindro, camicia bianca con collo tagliato, frack ritagliato da un grembiule lungo, pantaloni grigi con bretelle rosse, calze rosse, scarpe nere.
Il costume a buccia di cipolla: impermeabile o grembiule, o mantello sotto il quale c’è una giacca da mago, sotto la quale c’è la camicia da giocoliere, sotto la quale c’è la canottiera dell’acrobata, sotto la quale ci sono i tatuaggi dell’uomo più forte del mondo…
Le scarpe da clown: puoi calzare le tue scarpe da bambino, ma riesco a farlo anch’io, in grandi scarpe da ginnastica numero 43-47. la scarpa grossa condiziona la camminata che diventa più dinoccolata e lenta. Correre con le ‘pinne’, poi, è molto interessante!
La testa calva: un pallone bucato può servire come base per un cappello, per una parrucca o, appunto, per una testa pelata.

La voce e la parola

Diceva un grande maestro: un pagliaccio deve sapere parlare sei lingue, suonare cinque strumenti, sapere giocare quattro palline e tre birilli, fare il doppio salto mortale, e improvvisare attorno a un fiasco: l’arte del clown è tutte le arti messe insieme.

A poco a poco diventiamo pagliacci anche noi: abbiamo imparato a improvvisare attorno a un fiasco, a fare le acrobazie e la giocoleria, ora aggiungiamo la voce.

All’inizio c’è solo un suono, un verso. I primi clown, nascono come personaggi muti e, prima di arrivare a “parlare”, alcuni di loro sono diventati famosi per aver lanciato suoni che suscitavano ilarità perché bene sottolineavano i loro o gli altrui frizzi acrobatici.
“Iuhuh!” o “Voilà!”, gridolini, frasi, leitmotiv, erano lanciati in aria come birilli, con perizia e tempismo. Poteva bastare un “Avez-vous vu?” (in francese: “Avete visto?”) reso, da un clown dei primi dell’ottocento, in modo molto sintetico con le sole vocali “Aeiou?” per ottenere grandi risate. È quello che succede tutt’oggi con i tormentoni in televisione!
Un altro clown, sempre in Francia, era famoso per iniziare il suo numero pronunciando la fatidica frase “Vuolez-vous jouer avec moi?” (volete giocare con me?) ma era così popolare che il pubblico rideva prima che lui potesse dire o fare qualsiasi cosa!

Anche con la voce ridiamo quando la nostra ‘intelligenza’ si stupisce, si meraviglia, scopre di non sapere, di non prevedere.
Giochi di parole, assonanze, doppi sensi, il parlar schietto…
Piccoli esempi
Assonanza: bambini-babbuini, maestra- minestra, professoressa – professoFessa, la 9° di Beethoven – la Nonna di Beethoven , tanti saluti- tanti salumi,…
Il doppio senso: avete domande da porci? – avete domande da pòrci?
Piccole scurrilità: quando fa chiaro albeggia, quando fa scuro scureggia
Parlare schietto: come quando l’Augusto traduce con poche parole chiare, il parlare forbito del Bianco (“assisterete ad un numero di grande suggestione ed effetto emotivo” – “ve la farete sotto dalla paura!”).

Entrate comiche (entrée classiche)

L’equilibrillo
Viene annunciato un numero di alto equilibrismo e l’artista si presenta in pista con un manico di scopa sul quale è appoggiato un vassoio con bicchieri e bottiglia.
Una rullata di tamburi annuncia la prodezza: l’equilibrista prova a tenere il tutto in equilibrio su un dito o anche sul mento (vedi pag. ).
L’artista, forse leggermente ubriaco, fa dondolare bicchieri e bottiglia paurosamente da una parte e dall’altra, fino a che, improvvisamente troppo vicino agli spettatori, perderà l’equilibrio… facendo precipitare tutto addosso ai poveri malcapitati.
Il vassoio, naturalmente, è inchiodato al manico di scopa e bicchieri e bottiglia di plastica sono legati al vassoio con un filo.
I bicchieri contengono coriandoli che rovesciandosi completeranno la gag. (Gag = battuta, lazzo comico)

Il ciapa ciapa
Il Bianco (B) insegna un bel gioco all’Augusto (A): si chiama Ciapa Ciapa e si gioca battendo le mani sulle cosce, poi insieme e poi sulle mani dell’altro. Il gioco è facile e B vuole provare: “Ciapa, ciapa, ciapa!””Bello, giochiamo!”
1) Ciapa ciapa ciapa
Ciapa ciapa ciapa
Ciapa ciapa… B dà SBERLA a A (vedi la sberla a pag )
A ha capito (”bisogna dare una sberla”) e vuole vendicarsi: “Proviamo di nuovo!”.
2) Ciapa ciapa ciapa
Ciapa ciapa ciapa
Ciapa ciapa… A dà sberla a B ma B si abbassa, si rialza e dà SBERLA ad A.
Ora A ha capito davvero (bisogna abbassarsi e POI dare la sberla): “Ancora, ancora!”
3) Ciapa ciapa ciapa
Ciapa ciapa ciapa
Ciapa ciapa… B dà sberla e A si abbassa. A si rialza e dà sberla a B ma anche B si abbassa, si rialza dà due SBERLE a A.

“Carica e scarica”
Un Bianco e un Augusto vogliono esibirsi nel circo. L’Augusto porta sulle spalle un pesante carico (una valigiona, un grosso sacco che scaricherà e caricherà a comando). I due arrivano al cospetto del Direttore:
B (all’Augusto): “Scarica!” , (al Direttore): “Possiamo parlare con il Capo?
D: Non c’è!
B: “…Ah, pazienza, torneremo. (all’Augusto) “Carica!”
Si allontanano poi B ci ripensa e seguito da A torna indietro:
B: (all’Augusto): “Scarica!” (al Direttore): Posso parlare con la Segretaria?
D: è ammalata…
B: è grave?
D: sì, è contagiosa!
B: Carica! (come per scappare, poi ci ripensa)
B: scarica! Insomma chi comanda qui?
D: il Direttore!
B: vorrei incontrarlo questo Direttore, gliene direi quattro a quel bel tipo!
D: sono io il direttore!
B: (spaventato) Carica!
Il Bianco sta per scappare mentre il povero Augusto, ormai senza sosta, continua a caricare e scaricare il bagaglio. Il Bianco e il Direttore lo guardano fin che l’Augusto crolla distrutto:
D:“Va bene, cosa sapete fare?”
B:“Siamo commedianti” i due accennano alcune battute ma il direttore li ferma: “No grazie non ci interessa!”
A “siamo anche ballerini” (idem come sopra)
B: “e musicisti” (i due intonano una canzone)
D: “Avrei preferito acrobati…”
B: “Ma noi siamo per l’appunto acrobati!”
I due si esibiscono, dopo lunghi preparativi, in un numero di acrobazia (vedi pag )
D: è tutto quello che sapete fare?
(finale acrobatico) A: no, sappiamo anche fare il trenino! E afferrandosi per le caviglie escono di pista facendo le capriole a due (il carro armato) e gridando tutuuuu!
(finale clownesco) A: no, sappiamo fare anche il ciapa-ciapa!
Ciapa, ciapa…ciapa! A dà sberla a D.
Il Direttore li inseguirà per due o tre giri di pista cercando di prenderli a pedate!

I Tololelli musicisti
Tololello A, tenuto per mano,viene tirato in scena da Tololello B. Hanno uno spartito sottobraccio e la custodia di un violino (una valigetta). B accompagna A nel centro, gli posiziona le braccia piegate ad angolo retto e vi ci appoggia la valigetta, la apre estrae un bavaglino che mette al collo di A, poi una banana. Chiude la valigetta, la appoggia a terra e sulle braccia di A mette lo spartito, quindi sbuccia la banana e se la mangia. B pulisce la bocca ad A, prende la valigia e lo spartito infine prende per mano A e gli fa fare un passo avanti e un inchino (appena accennato). Quindi i due se ne vanno con flemma e dignità così come erano entrati.

E, a proposito di musica, approfitto per ribadire un concetto:

La musica

Il Corpo Musicale
Un piccolo circo che si rispetti non può NON avere una Banda! La musica dal vivo è una delle caratteristiche principali e più coinvolgenti del teatro in piazza per cui: è obbligatorio suonare, anche solo il campanello!
La banda può accompagnare i numeri degli artisti sottolineando con rullate di tamburi i momenti clou, le difficoltà, gli esercizi più pericolosi.
Si inizia con strumenti ritmici: TAMBURELLO, NACCHERE, PIATTI, FISCHIETTI…
Cerca oggetti sonori: VASSOI DI ALLUMINIO, PENTOLE, prova a soffiare nel collo di una bottiglia, fai vorticare un tubo di plastica flessibile… fai suonare il tuo corpo, usa la voce!
Giocando sui diversi timbri e sulle divisioni di ritmo si ottengono già molte possibilità sonore, dalla sussurrata atmosfera di un bosco incantato all’assordante confusione di una tempesta in mare, passando da un carosello festoso a una tremenda battaglia.
Si può imparare a trarre piccole melodie o anche solo due note da strumenti come:
KAZOO, FLAUTO, ARMONICA A BOCCA, ORGANETTO.
Un breve brano musicale (un assolo di flauto) è già un numero autosufficiente con il quale intervallare due momenti più forti.
E quando sarete più bravi, potrete unire la musica con la giocoleria o l’equilibrismo e, soprattutto con la clowneria.

4 Scenografia e attrezzatura

Quarta parola chiave del piccolo circo: ESSENZIALITÀ.
È un po’ la somma delle precedenti tre: chiarezza, sicurezza e intensità. Essere essenziali è “trovare il nocciolo”, il centro , il cuore.

Spesso i saltimbanchi sono simili ai monaci: gli basta poco o niente, condividono tutto, sono mossi dall’amore per il mondo, cercano dentro di sé il motivo delle cose…E lo trovano! Perché è lì che si trova, se lo sai cercare.

Vanni e Ferruccio del Teatro Ingenuo insegnano a contenere tutta la scenografia e l’attrezzeria in una valigia! Loro sono maestri nell’arte dell’essenzialità: girano con un asino sul quale hanno caricato il loro leggero bagaglio, si fermano nei piccoli paesi lungo la valle e propongono il loro spettacolo fatto di tutto e di niente.

Per iniziare, però, un buon supporto scenografico può aiutare a trovare sicurezza. È una divisione di spazi con regole precise: c’è il cerchio magico nel quale si entra come fosse sacro, c’è la banchetta, oltre la quale l’artista “butta il cuore” e c’è il camerino dietro al quale nascondersi dopo il numero e imprecare (sottovoce) per l’errore commesso (un vero artista non è mai pienamente soddisfatto).

La Pista
Nel circo equestre la pista è uno spazio rotondo del raggio di sei metri e mezzo. (La misura è stata determinata dell’inventore del circo equestre, il cavallerizzo Philip Astley. Filippo faceva girare i suoi cavalli intorno, stando fermo nel mezzo, e, per averli sempre a portata di frustino, mise il recinto (la banchetta) a un raggio, appunto, di sei metri e mezzo.
La pista è ammorbidita con uno strato di segatura e ricoperta da un tappeto quando ad esibirsi sono acrobati o giocolieri.

Lo spazio di cui abbiamo bisogno è certo inferiore a quello di un circo equestre: quando il raggio della nostra pista è di tre metri, basta e avanza!
Nel nostro piccolo circo la pista è il tappeto morbido di casa, un prato, l’asfalto duro di una piazza (ma allora saranno necessari anche alcuni materassini da ginnastica)…
L’ideale è disporre di un vecchio pezzo di moquette dal quale ritagliare un cerchio il più grosso possibile.

La Banchetta
È quel cordolo di legno o di ferro che, nei circhi equestri, delimita la pista, protegge gli spettatori e fa da barriera per gli animali.
Nel nostro piccolo circo può essere disegnata per terra, a seconda delle circostanze, da una lunga corda, da un segno tracciato con il gesso, con l’acqua, con la sabbia, con la farina, con sassolini, con candeline (solo all’aperto), con cuscini (solo in casa e con il permesso dei genitori), o con tutte le cose messe insieme: chi mette una felpa arrotolata, chi una scarpa…

Il camerino
È un telo, con un taglio nel mezzo. Dietro al camerino gli artisti aspettano di entrare in pista, si preparano, si riscaldano, tornano a rifugiarsi dopo il numero. Dalla parte opposta c’è il pubblico che guarda il telo e l’apertura nel mezzo in attesa di vedere comparire l’artista annunciato. È una specie di sipario-fondale colorato, decorato e spesso fregiato con il nome del circo.
Nel nostro piccolo circo il camerino è fatto di lenzuola colorate, stoffe variopinte appese con mollette su una corda tesa ad almeno un metro e mezzo di altezza. Il problema è dove legare la corda! Tra due alberi, tra due lampioni… Un sistema abbastanza ingombrante ma che risolve definitivamente la questione è disporre di due scale e due manici di scopa. I manici legati tra di loro a formarne uno più lungo, sostituiscono la corda e, appoggiati alle scale sono uno stabile e duraturo supporto per il nostro camerino.
Ci sono sempre però soluzioni più semplici e più fantasiose come quella trovata da tre miei amici: mentre il primo artista si preparava per entrare in pista, gli altri due reggevano mezzo camerino a testa sul proprio braccio teso.
Gli facevano da spalla!

Dotazione individuale
Ogni artista di piccolo circo deve avere:
una valigetta o borsa contenente il costume di scena, il ’beautycase’ con i trucchi, il latte detergente, la crema per il viso, il sapone, il pettine, un paio di forbici, qualche spilla da balia, poi un asciugamano, i propri oggetti di scena (attrezzi da giocoliere, da equilibrista…) e un piccolo strumento musicale (da usare all’occorrenza per sostenere i compagni in scena e che, prima o poi, impareremo a suonare!)

Dotazione comune
Ogni piccolo circo deve avere:
un registratore portatile, batterie di riserva, musicassette.
La Pista (vecchia moquette) o, in alternativa, la Banchetta (corda, gessetto).
Il Camerino (due scale di legno e due manici di scopa dipinti di giallo, due stoffe colorate).
Gli attrezzi per i numeri collettivi: scale di equilibrio, trampoli (con nastro adesivo), rullo.
Filo di ferro, pinza, corde, nastro adesivo (per ogni evenienza).

5 Lo spettacolo

Nel piccolo circo non si raccontano grandi storie. È uno spettacolo messo in scena per rallegrare, forse per stupire e per meravigliare, e, eventualmente, per emozionare con piccole storie che partono dal cuore (l’amore del garcon de piste per l’equilibrista, la rivalità tra giocoliere e acrobata, la severità del direttore…)
Un piccolo circo può creare atmosfere fiabesche, magiche, ambientate nel Medioevo, nell’Antica Roma, nella Preistoria… nel futuro! Può essere un circo composto da animali, fatto con i burattini, o un circo ispirato ai paesi del mondo!
Il circo è come una nave e gli artisti sono pirati!
Il circo è una tribù indiana!
È una carovana di zingari, è una fattoria, è la corte del re, è l’isola dei matti…

Scegliamo in base a quello che abbiamo, alle migliori improvvisazioni che abbiamo fatto, l’importante è che rimanga uno spettacolo leggero come la tela dello chapiteau o come il tulle del tutù dell’equilibrista.
Non appesantitelo con complicazioni tecniche (troppe musiche da cambiare, troppi attrezzi da utilizzare) o con storie o numeri che non rispettino le parole chiave dell’Arte di Piazza: chiarezza, sicurezza, intensità, in una parola, appunto, essenzialità.

Prima della rappresentazione

Le prove
Quando, tanti anni fa, lavoravo al Teatro alla Scala (come mimo-acrobata, non come cantante!) ho imparato ad organizzare le prove come si fa nei più grandi teatri del mondo e ho adattato il sistema per gli spettacoli di piccolo circo.

PROVE SINGOLE: ciascun numero viene ‘montato’ e provato singolarmente, curando la tecnica e i passaggi tra un esercizio e l’altro.

PROVA D’INSIEME: i numeri vengono provati uno dopo l’altro, curando i passaggi tra un numero e l’altro. I numeri vengono spesso marcati, cioè ripetuti senza eseguire i passaggi più difficili per non sforzarsi inutilmente e per non perdere tempo in errori.

PROVA IN COSTUME: lo spettacolo viene provato completo di ogni singolo elemento: presentazioni, numeri, cambio di costumi, tempi di spostamento degli attrezzi, musica, luci ecc.
È l’ultima occasione per proporre modifiche e aggiustamenti. A questo scopo è utile avere sin dalle prove di insieme un Primo spettatore (il regista o più di uno) che dall’esterno può vedere e giudicare con occhio imparziale: da fuori, si notano cose che in scena non si riescono a vedere. Gli artisti (sempre restii a tagliare, ad accorciare il frutto della propria arte) devono avere fiducia nel giudizio del Primo spettatore e accettare i consigli e i giudizi che devono essere, però, sempre costruttivi!

PROVA GENERALE: è una rappresentazione vera e propria, senza più possibilità di interruzione. Spesso alla prova generale assiste anche un pubblico ristretto di amici che permette di simulare meglio la Prima rappresentazione.
Posso confermare, per la mia lunga e personale esperienza, che anche nei migliori teatri, fino alla prova generale compresa, NIENTE sembra funzionare. Poi magicamente, la sera della Prima, tutto fila liscio come l’olio!

Il protocollo
Prima di partire per andare a fare uno spettacolo bisogna assicurarsi di avere tutto il necessario. A questo scopo si compila una lista con ogni singolo oggetto, indumento, attrezzo che fa parte dello spettacolo che viene ‘spulciato’ mentre si prepara il bagaglio.
Dimenticare anche solo le pile o la corda per legare le scope può compromettere tutto lo spettacolo.
Per questo motivo, in caso di compagnia numerosa, è importante dividersi i compiti.

L’Organizzazione
Ogni componente del piccolo circo si assume un compito:

RESPONSABILE DEL CAMERINO, si occupa di
1) Controllare che il camerino sia in ordine e pulito.
2) Controllare che ciascun artista tenga in ordine e puliti i propri costumi di scena.
3) Verificare la scorta di spille da balia, trucchi teatrali per la faccia, latte detergente, e cotone per lo strucco.
4) Può procacciare indumenti utili allo spettacolo come cappelli, giacche, mantelli, teli.
5) Stimola gli artisti a migliorare il proprio costume e trucco, armonizzandolo con gli altri.

RESPONSABILE DELLA FONICA, è il tecnico che
1) si prende cura e che sa usare l’impianto audio: registratore o lettore CD (funziona? Ci sono le pile? Può essere collegato alla rete elettrica?) e delle musicassette (ci sono tutte? sono tutte al punto giusto) o dei CD.
2) Compila una “scaletta audio” in cui indica la sequenza delle musiche e il momento esatto in cui farle partire.
3) Si preoccupa di trovare un suo sostituto e di istruirlo nel caso, durante lo spettacolo, fosse impegnato, per esempio, in un proprio numero.
4) Può assumere il ruolo di MAESTRO DEL CORPO MUSICALE commentando con rullate di tamburo o altro le esibizioni dei compagni.
5) Stimola i compagni affinché si crei una Banda Musicale.

RESPONSABILE DI PISTA, ha il compito di
1) Verificare la scenografia, gli attrezzi comuni e gli oggetti di scena siano sani e posizionati correttamente.
2) Verificare le scorte di filo di ferro, nastro adesivo e quant’altro per la manutenzione della scenografia.
3) Dirigere, durante lo spettacolo, l’entrata e l’uscita dalla pista, degli attrezzi. Se riesce a fare tutto da solo assume anche il ruolo SERVO DI SCENA, che nel circo si chiama GARCON DE PISTE o GALUPPO. è la condizione ideale per essere l’Augusto! (è lui che, dopo il numero del giocoliere, raccogliendo le palline, potrà farne la parodia, “prenderlo in giro”. Ma, attenzione, bisogna essere bravi almeno quanto il giocoliere !)

RESPONSABILE AMMINISTRATIVO, si occupa di
1) Tenere il conto delle spese (dall’acquisto del materiale, all’acqua minerale)
2) Tenere il conto delle entrate (raccolta fondi, autotassazioni, donazioni).
3) Può assumere il ruolo di RESPONSABILE PUBBLICITARIO, colui che si occupa di pubblicizzare lo spettacolo e di renderlo visibile con manifesti, locandine, volantini…

Dove e quando (Le occasioni, le necessità)
Fare uno spettacolo, esibirsi, giocare in pubblico, giocare con gli altri, è DARE E PRENDERE, e, soprattutto la prima volta, è come fare l’amore: non si può fare che per amore! Bisogna farlo solo se se ne ha voglia, trovare un’occasione speciale, una festa, una fiera, un pomeriggio di sole, un bel parco, una piazza chiusa al traffico, un largo marciapiede, un lungomare… e lanciarsi!
Si può sbagliare facilmente: quello che sembrava un bell’angolo di piazza si dimostra essere un punto morto, tutta quella gente di passaggio è troppo di passaggio!, quel bel prato è ideale ma non quando il pubblico o gli artisti hanno il sole negli occhi! Ecco un luogo proprio adatto ma arriva subito un vigile a dire che proprio lì non si può: in questo caso sorridiamo, raccattiamo tutto e collaboriamo!

Allestimento
Prendere tutto il tempo necessario (mezz’ora?) per allestire lo spettacolo, sistemare la scenografia, verificare la tecnica e una altra mezz’ora per rilassarsi, per prepararsi psicologicamente e fisicamente. Ma senza esagerare!

Sono le due! Devo andare perché alle tre mi devo preparare perché alle quattro tutto deve essere pronto per le prove delle cinque dello spettacolo delle sei. Tieta Maraviglia Magia

Ricordarsi di fare la pipì!

Il riscaldamento (vedi pag )

La Parata (eventuale)
Lo spettacolo può essere preceduto da una sfilata di tutti gli artisti del circo per le strade adiacenti, per la piazza o anche solo per la pista. La parata è sempre accompagnata da musica a tempo di marcia

Le scaramanzie
Anche se non ci crede, ogni bravo artista, animo sensibile, ha le sue scaramanzie, i gesti che compie prima dello spettacolo perché gli portino fortuna.
Un mio amico prova sempre a fare la verticale sulle mani: se gli viene, lo spettacolo va bene, se non gli viene, va male. Ma lui è campione di verticali e lo spettacolo va sempre bene!
È bello, quando si è in gruppo, unirsi in cerchio, uno abbracciato all’altro, e sussurrare e poi gridare, o cantare tutti insieme un incitamento, un motto, un ritornello: dà carica e predispone al lavoro di gruppo.

Il pubblico
Dovrà essere disposto attorno alla banchetta in un semicerchio abbastanza ampio per permettere al maggior numero di spettatori di vedere bene lo spettacolo. Ma è importante che il pubblico sia compatto attorno alla pista, che non ci siano buchi nel semicerchio.
Il pubblico che si raduna a semicerchio è chiamato “treppo”.
Per formare un buon treppo, il clown o il Direttore può ‘scaldare’gli spettatori in modo da ottenere una risposta compatta ai suoi stimoli. Può, per esempio, fare una prova di applauso (il pubblico dovrà avere le mani libere, non in tasca, perché applaudire con le mani in tasca potrebbe essere pericoloso), dividere il pubblico in due settori e farli gareggiare in entusiasmo, incitando il settore meno attivo a competere con quello più rumoroso. Quando ha ottenuto il suo scopo, prova a farli applaudire a comando alzando le braccia e a farli smettere riabbassandole, sempre più velocemente. Se fa una finta e il pubblico applaude quando non deve, ride.
L’applauso a comando serve anche a richiamare altri passanti, che incuriositi, andranno ad aumentare il treppo.
Un pubblico numeroso è maggiormente coinvolto (chi è davanti si sente in obbligo di abbassarsi per far vedere quelli di dietro e sarà ‘costretto’ a seguire tutto lo spettacolo) ma un pubblico numeroso ha bisogno di più chiarezza, più sicurezza, più intensità, più cuore.

Il treppo ti tradisce con il cane che taglia la pista, con l’ubriaco che grida dietro, con la vecchietta che scivola sul marciapiede di fronte.
Il grande maestro Leo Bassì sosteneva che il 10% delle persone è interessato a fatti culturali mentre ben il 90%.è interessato a fatti di sangue: “Non voglio che applaudiate. Dovete gridare di terrore!”
Il pubblico di Leo Bassì non sa mai, fino in fondo, se lui è pazzo per finta o per davvero.

L’attesa
Ogni grande evento (come il tuo spettacolo) è preceduto da momenti di suspance che ne aumentano l’importanza. L’effetto di suspance può essere creato con una musica o con una presentazione che annuncia, senza svelarlo completamente, lo spettacolo.

Il Programma

Uno spettacolo deve iniziare con un numero forte e finire con il numero più forte. In mezzo ci si può mettere tutto ma non deve durare troppo a lungo.

La presentazione (eventuale)
Il presentatore (il Direttore) si prepari un breve testo da potere declamare a voce squillante.
Entrerà in pista con decisione e si fermerà nel centro, guarderà il pubblico disposto a semicerchio e lo imbonirà con un sorriso. Il circo è anche energia!
È meglio annunciare il numero esagerando piuttosto che sminuendolo ma ricorda che quello che prometti dovrai poi mantenere!

Lo charivarì (carosello festoso)
Lo charivari (si pronuncia: sciarivarì) è tradizionalmente un carosello di salti mortali e di tuffi spericolati. Per noi del piccolo circo, contrari allo spargimento di sangue (soprattutto se nostro) lo charivari è, più semplicemente, l’assaggio delle destrezze che saranno eseguite nel corso del programma, la foto con la quale gli artisti si presentano al pubblico. Non esageriamo nello svelare le nostre abilità anzi, approfittiamone per eseguire quegli explois che non siamo riusciti a inserire nei numeri.
L’importante è che non ci sia mai, neanche per un solo secondo, un ‘buco’, cioè il palco vuoto. Viceversa, bisogna dare la sensazione di essere il doppio di quelli che si è, magari con rapidi cambi di abito (aggiungere un cappello, un mantello…).
Anche nello chiarivarì vale la regola: massimo effetto con il minimo sforzo, cioè è meglio correre attorno alla pista con aria festosa, sventolando una bandiera piuttosto che eseguire con rigidità o nervosismo una destrezza acrobatica!

Dopo un inizio forte il presentatore annuncia il primo numero: il giocoliere o il mago o l’equilibrista…

I numeri vari
Il giocoliere fa girare i suoi oggetti in alto, in altissimo, riempie la pista con precisi spostamenti, giri, salti: deve mostrare i suoi trucchi migliori un tre minuti! Parte con una introduzione forte poi prende un po’ il fiato per il gran finale. Spesso finge un errore per accentuare la difficoltà o la pericolosità ma alla fine esce sempre vittorioso.
Ogni numero deve essere provato e riprovato sempre uguale per potere memorizzare con sicurezza le varie fasi.
Un numero è composto da:
PRESENTAZIONE: l’artista entra in pista e, con l’atteggiamento, dice al pubblico chi è e cosa farà (entrare di corsa su musica pimpante comunica sicurezza di sé: “sono un campione”; viceversa entrare nel silenzio, dopo qualche momento di esitazione, preannuncia un personaggio comico: se l’esercizio gli riuscirà, sarà lui il primo a stupirsene e ad esultare in modo spropositato).
ROUTINE: è la successione degli esercizi composta da momenti di grande destrezza alternati a momenti più rilassati (che permettono all’artista di riprendere fiato e mantenere il contatto visivo con il pubblico)
FINALE: l’esercizio più difficile che viene preceduto da presentazione o da musica di suspance (i colleghi possono imitare una rullata di tamburo con gli strumenti a loro disposizione). Spesso l’artista simula un errore per aumentare la drammaticità. Se è un esercizio ginnico, studierà una caduta di grande effetto ma solo apparentemente pericolosa. L’esercizio viene eseguito alla perfezione e l’artista esulta (anche solo con la faccia) per rimarcare l’eccezionalità dell’evento.
Le esibizioni degli artisti professionisti durano, solitamente, sette minuti (per artisti singoli) o, al massimo, dodici minuti (per numeri con più artisti).
Noi ci possiamo accontentare di esibizioni molto più brevi.

Alcuni esempi di numeri:
Giocoleria (una, due, tre palline, tre palline in due)
Entrata comica (carica e scarica)
Magia (dito magico)
Equilibrismo (foglio di giornale, piuma di pavone)
Entrata comica (equilibrillo)

Il Gran Finale
È il numero più forte di tutto lo spettacolo. Nel nostro caso può essere un numero collettivo, come gli equilibrismi con la scala o le piramidi. La musica è trascinante e il sentimento dominante è la Vittoria.
Esempi di Gran Finale:
Acrobatico (acrobazie, piramidi)
Equilibristico (numero con le scale)
Parata (di trampolieri)

I saluti
Al termine dell’ultimo numero gli artisti si congedano dal pubblico mostrandosi tutti insieme un’ultima volta: è l’occasione di entrare in pista e mostrare quelle destrezze che sono rimaste fuori dai propri numeri, per lanciare il proprio tormentone, per salutare in modo spiritoso.
Il saluto classico prevede che gli artisti si prendano per mano e facciano l’inchino tutti insieme per poi scappare dietro il camerino.
È importante che tutti prendano parte ai saluti (anche chi eventualmente ha lavorato dietro le quinte) o che siano ringraziati gli assenti.
Gli artisti si sono impegnati per il treppo e ora il treppo ha voglia di restituire qualcosa agli artisti: sorrisi e applausi (che sono delle pacche sulla spalle da lontano).
I saltimbanchi professionisti vivono di questo, di rispetto, di ammirazione, di altri ingaggi ma anche dei pochi soldi che sono riusciti a far entrare nel loro cappello!
Maria, Pietro e Giacomino hanno partecipato ad una festa di raccolta fondi per l’acquisto di un’ambulanza: con il loro cappello hanno contribuito al successo dell’iniziativa.

L’entusiasmo e l’allegria che ognuno di noi ha dentro sono la materia prima, come il grano per il pane. Il sale e il lievito sono i buoni consigli e il forno per la cottura sono le piazze assolate di questo nostro Bel Paese.
I buoni consigli sono stati dati (certi di avere commesso anche qualche piccolo errore, accettiamo volentieri segnalazioni, suggerimenti). Ora sta a voi farvi rosolare!

E permettetemi di finire salutiamoci come fa la gente dello spettacolo per augurarsi ogni fortuna e bene:
– Merda!

Ringraziamenti

Ai miei maestri: Mela Tomaselli, Ferruccio Cainero, Vanni De Lucia, Eva Csernicseck, Dino Lampa, Jerry Flanagan, Kevin Brooking, Stanislas, Yves Les Breton, Enzo Bianchi, Tommaso Beck, Kuniaki Ida, Maria Consagra, Ambra D’Amico, Marco Baliani, Claudio Cavalli, Remo Melloni, Pierino Medini, Velia e Tinin Mantegazza, Darìo Levin e a quelli che verranno.

Agli insegnanti della Piccola Scuola di Circo di Milano: Camilla Peluso, Cinzia Alberici, Sonia Belotti, Stefano Longo, Franco Del Sorbo,Tiziana Tosoni, Valeria Parravicini, Paolo Dei Giudici, Paolo Pobbiati, Diego Draghi …

Alle cavie: gli allievi della PSC, gli studenti della Facoltà di Scienze Motorie Università degli Studi di Milano, i Kan Clown, gli operatori di A.L.I. Associazione dei Ludobus italiani e gli operatori di Ridere per Vivere.

Note sul redattore
Claudio Madia, è uno dei saltimbanchi più stagionati al sole delle piazze e ai riflettori dei palcoscenici.
Cresciuto a capriole e ginnastica artistica, dal 1979 studia Teatro di piazza e destrezze circensi in Italia e all’estero poi corsi di teatro specialistici presso la Civica Scuola d’Arte Drammatica “Paolo Grassi” di Milano.
Varie esperienze lavorative come acrobata e giocoliere al Teatro alla Scala, fondatore di compagnie di Teatro di Piazza fino al 1990-‘97 quando viene scelto come conduttore del programma per i più piccoli l”Albero Azzurro” in onda sulla Prima e sulla Seconda rete RAI.
Dal 1994 collabora con la Giorgio Mondadori Editore come autore di cinque volumi con videocassetta sulla costruzione di giocattoli con materiale povero.
Dal 1998 al 2001 conduce “La Scuola in Diretta”, programma targato Rai Educational-Ministero della pubblica istruzione, in onda quotidianamente su RAI SAT EDUCATIONAL.
Dal 1999 pubblica per Feltrinelli “Ascensore per lo spazio” e “L’Isola della Paura” nella nuova collana dedicata ai ragazzi dagli otto ai dodici anni.
Dal 2000 è direttore artistico di Saltimbanchi D.O.C., happening degli artisti di piazza organizzato dalla PSC di Milano presso il Piccolo Circo Porta Volta.
Non ha mai smesso la sua passione di saltimbanco e, da solo o in compagnia, si ostina ad esibirsi nelle nostre bellissime piazze italiane. I suoi salti mortali non sono più così scoppiettanti come un tempo ma, in compenso, hanno guadagnato, anno dopo anno, in magia e poesia.
Cosa farà da grande? Ancora non lo sa.

il manuale del piccolo circoultima modifica: 2015-12-11T12:31:12+01:00da claudiomadia

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